I diritti dei nonni

L’Italia è stata condannata dalla Corte europea dei diritti umani per aver violato “il diritto al rispetto della vita familiare di due nonni”. 12 milioni di nonni italiani sono tra quelli che in Europa, anche per la scarsità dei servizi all’infanzia, passano più tempo con i loro nipoti: il 22% di loro se ne occupa regolarmente, contro l’8% di inglesi e tedeschi, il 7% dei francesi e il 2% di svedesi e olandesi. Ma basta uno scontro in famiglia per mettere a rischio questo legame così importante.

Spesso succede nelle separazioni conflittuali, quando la rottura della coppia si allarga a tutta la famiglia e penalizza anche i nonni che, magari, fino a quel momento erano una presenza costante nella vita dei bimbi. Per una vicenda di questo tipo l’Italia è stata condannata dalla Corte europea dei diritti umani il 20 gennaio dell’anno scorso per aver violato il diritto al rispetto della vita familiare di due nonni che, per 12 anni, non hanno potuto vedere la nipote. I giudici di Strasburgo hanno stabilito che nonostante «la grande prudenza necessaria in questi casi» e il fatto che «le misure prese per proteggere il minore possono porre dei limiti ai contatti con i membri della famiglia», le autorità competenti «devono fare tutti gli sforzi necessari a salvaguardare il legame familiare».

Purtroppo i matrimoni che finiscono in separazioni sono tanti e, in molti casi, la relazione affettiva dei minori con la famiglia dell’ex coniuge viene troncata e i nonni finiscono così per subire una situazione che non hanno contribuito a creare. Eppure, il loro diritto di visita è riconosciuto per legge.

Il legislatore, con il Decreto Legislativo del 28.12.2013 n. 154, riconosce l’importanza del rapporto e del legame tra generazioni. La ratio di questa legge si basa sul riconoscimento non solo del legame affettivo nonno- nipote, ma è anche - e soprattutto - dell’importanza del legame culturale tra generazioni; questo scambio permette, infatti, la trasmissione di conoscenze ed esperienze accumulate nell’arco di più generazioni. Da ciò deriva la codificazione del diritto dei nonni a mantenere rapporti significativi con i nipoti minorenni.

E’ opportuno notare che il legislatore non parla del diritto di “avere” legami, ma riconosce il diritto a “mantenere” legami, cioè presuppone che i nonni abbiano già un legame con i nipoti e si preoccupa di preservare questo legame proteggendolo da eventuali interruzioni. Inoltre, il legame, non deve essere di “qualsiasi tipo” (ad esempio solo formale) ma deve essere “significativo” (cioè deve essere tale da portare a uno scambio di conoscenze tra generazioni o, quanto meno, deve essere tanto importante da lasciare traccia nella crescita umana e culturale del nipote).

Si è dunque in presenza di una scelta precisa e consapevole del legislatore: questa valutazione è confermata dal fatto che il contenuto dell’art. 317 bis c.c. è ripetuto nel successivo articolo 337 ter c.c. , nel quale il legislatore regola il diritto dei nonni (di entrambi i coniugi) di frequentare i nipoti anche in seguito alla separazione o divorzio dei genitori. E’ opportuno notare che non si è in presenza del classico principio che resta solo sulla “carta” in quanto privo di tutela; al contrario, il legislatore ha previsto l’intervento dell’Autorità Giudiziaria se all’ascendente è impedito l’esercizio del diritto ad avere un legame con il nipote. L’articolo del Codice, ovviamente, si riferisce ai nipoti minorenni, posto che i nipoti maggiorenni possono decidere in modo autonomo quali legami coltivare.

Rimangono ancora pochi, però, i nonni che ricorrono a questa norma. È un’innovazione importante, ma troppo poco conosciuta. Invece, i nonni devono essere messi in condizione di far valere questo diritto, quando ne ricorrono le circostanze, perché hanno un ruolo determinante nell’educazione di bambini e ragazzi.

Perché CNA