Il mercato dell’installazione di impianti

Un’indagine CNA sul peso e sul ruolo del settore in Italia

CNA Installazione e Impianti ha recentemente pubblicato un’indagine sul mercato dell’installazione degli impianti in Italia. Si tratta di un contributo per una complessiva riflessione sul peso e sul ruolo del settore nel nostro Paese, dei suoi ambiti di mercato e dei possibili scenari di sviluppo.

Il mercato dell’installazione rappresenta un settore importante dell’economia italiana per fatturato e occupazione che spazia dalla geotermia alla banda larga e che, pur subendo la crisi, è stato anche capace di gestirla grazie alle imprese che si sono occupate di energie rinnovabili e di ristrutturazioni degli edifici.

I principali motori del mercato saranno pertanto la riqualificazione del patrimonio edilizio esistente accompagnata da una sempre maggiore e più marcata presenza tecnologica negli impianti installati negli edifici.

Gli impianti assumeranno quindi grande valore rispetto al passato, aprendo grandi opportunità ai progettisti tecnici e agli impiantisti.

Per cogliere questa opportunità è però necessaria una crescita del livello di capacità imprenditoriale e un costante e continuo aggiornamento tecnico-professionale che consenta alle imprese di vincere le sfide che il mercato presenta.

La crescita del settore della installazione di impianti, sia in termini di numero di imprese attive che di lavoratori occupati, ha trainato negli ultimi 20 anni quello delle costruzioni. La tabella che segue riassume efficacemente l’evoluzione che il settore della installazione di impianti ha avuto nel nostro Paese nel ventennio appena trascorso.

Il comparto elettrotecnico è quello con il maggior numero di imprese e di lavoratori ed è quello che ha costituito il motore delle costruzioni negli anni d’oro del settore e che meglio si è saputo difendere dalla crisi. Meno bene è andata all’idrotermosanitario che, negli anni ‘90, ha registrato una crescita più contenuta e nel periodo più recente la maggior perdita di occupati.

Dal 2008 al 2013 le imprese sono scese da 155.000 a 149.000 (-6.000 unità) con un calo del 4% sicuramente meno preoccupante del -13% dell’edilizia.

Negli edifici residenziali vi sono quasi 20 milioni di impianti termici (autonomi e centralizzati), più di 17 milioni per l’aria condizionata, 12 milioni per la produzione di acqua calda sanitaria, 20 milioni di impianti elettrici ed elettronici e 930.000 impianti di sollevamento.

In pratica, non c’è una abitazione senza almeno un paio di impianti. Se a questi numeri aggiungiamo anche quello degli impianti a maggiore complessità del settore non residenziale, abbiamo una fotografia del comparto che ci dice che un mercato così parcellizzato può essere affrontato con speranze di successo solo se si riescono a mettere in rete le imprese installatrici in modo da massimizzare il rapporto con gli altri attori della filiera.

Nonostante la crisi i condizionatori continuano a essere installati con una media di 750.000 “pezzi” all’anno.

Oltre la metà di questi impianti viene utilizzato per avere aria fresca durante l’estate e quasi il 30% come integrazione nelle mezze stagioni per ritardare l’avviamento del riscaldamento tramite caldaia. Gli impianti elettrici in Italia sono presenti nel 99% delle abitazioni.

Inizia ad essere significativa la presenza di impianti tecnologici: più del 21% delle famiglie ha installato un impianto antintrusione, il 16% ha il videocitofono, quasi il 12% ha un impianto di controllo e gestione dell’illuminazione.

Un dato preoccupante riguarda le abitazioni con impianti elettrici non a norma: sono infatti ben 12 milioni e sono oltre 45.000 gli incidenti domestici.

La spesa per investimenti e manutenzione relativa agli impianti negli edifici è stimata dal CRESME in quasi 58 miliardi di euro.

Oggi, quando si ristruttura un appartamento o un immobile, cambiare ex novo un impianto esistente o rinnovarlo è praticamente automatico. Sempre secondo il CRESME negli anni ’90 sono stati effettuati lavori di manutenzione degli impianti in quasi il 36% delle abitazioni, percentuale che è salita al 42% nel decennio successivo.

E’ un trend che fa prevedere al CRESME una notevole crescita dell’impiantistica negli edifici nei prossimi anni e che gli fa stimare un incremento del 15% della spesa impiantistica negli edifici per il periodo 2009-2018 a fronte di un calo del 16% nel settore dell’edilizia.

Come detto, la componente tecnologica la farà da padrona nel futuro, la domotica, l’automazione di un edificio e la tecnologia applicata agli impianti di illuminazione e di sicurezza saranno con ogni probabilità i “micro-mercati” dell’impiantistica con il maggior tasso di sviluppo nei prossimi anni.

A questi si affianca quello della infrastrutturazione informatica e digitale dei nostri edifici con lo sviluppo della banda larga che, negli obiettivi attesi, dovrebbe connettere trasmissione dati, telefonia, TV e internet.

Molto importante sarà la riqualificazione tesa a una migliore efficienza energetica degli edifici con 3 obiettivi:

  1. la riduzione delle emissioni di gas serra (il “patentino del frigorista”, al netto dei macroscopici errori e della miopia politica del legislatore, dovrebbe andare in questo senso);
  2. l’aumento dell’utilizzo delle fonti rinnovabili;
  3. la riduzione dei consumi energetici. 

ll CRESME ha effettuato simulazioni sugli investimenti necessari per riqualificare dal punto di vista energetico il 20% degli edifici più “energivori”, stimando anche un possibile impatto occupazionale e i numeri che ne derivano. Anche se si tratta sempre di stime, sono di notevole interesse.

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