Impianti: continua la crescita con i bonus fiscali

Si è svolta a Roma lo scorso 30 maggio la 3^ edizione del “Rapporto congiunturale sul mercato dell’installazione di impianti in Italia” curato, per CNA Installazione Impianti, dal CRESME. Secondo il Rapporto, la somma dei fatturati di tutti i soggetti coinvolti nella filiera dell’impiantistica per l’edilizia, nel 2016, è stata di oltre 112 miliardi di euro. Si tratta di un ambito economico che coinvolge circa 200mila unità locali e 750mila addetti, distribuiti fra industrie e laboratori di fabbricazione, esercizi commerciali, installatori.

Il valore della produzione fra i suddetti attori della filiera, è così articolato:

  • 41,3 miliardi di euro è il ricavato delle vendite dei prodotti per l’impiantistica effettuate direttamente dalle aziende produttrici nazionali. In questo importo sono incluse le vendite destinate all’estero;
  • 23,8 miliardi è il ricavato dei rivenditori di materiali per impianti, sul territorio nazionale;
  • 47,4 miliardi è l’importo totale incassato dagli installatori (termoidraulici, idraulici, elettricisti, ecc.).

Nel 2017 la filiera degli impianti aumenterà fino al 3,2% il valore della produzione, dopo il 2,1% messo a segno l’anno scorso. Molto dipenderà dalla decisione del Governo di confermare anche per il 2018 l’ecobonus, la cui conferma permetterebbe alle aziende di veder crescere il loro mercato di un ulteriore 3%, mentre senza “l’aiuto” degli incentivi vi potrebbe essere un calo del fatturato dell’8,8%.

Per la CNA i bonus vanno ampliati e non ridiscussi e resta sempre aperta la questione della cessione del credito alle banche, un progetto ambizioso che però ha già visto un primo piccolo risultato con l’apertura ai cosiddetti “incapienti”.

L’area impiantistica esaminata negli ultimi anni ha accresciuto il proprio peso all’interno delle Costruzioni: dal 40% nel 2012, al 43% nel 2015 fino al 44% nel 2016. In altri termini, gli impianti negli edifici hanno risentito in misura più ridotta della crisi generale delle costruzioni per una serie di motivi: la maggiore importanza rispetto al passato che essi rivestono nelle nuove costruzioni, la vocazione naturale a una obsolescenza tecnologica e, pertanto, un ciclo di vita più ridotto rispetto ad altri materiali e componenti.

Inoltre, una maggior propensione a rientrare nell’ambito della riqualificazione edilizia che, nell’ultima fase economica, ha goduto di una migliore performance rispetto agli altri segmenti del mercato.

Va ricordato che l’impiantistica nella generale crisi edilizia ha perso molti meno volumi rispetto alle costruzioni nel totale: al 2014 (ultimo anno di flessione per gli impianti) il calo rispetto al 2011 è stato in termini reali pari al -17%; per l’intero settore edilizio, invece, il calo è stato del 22%.

Non solo: fra il 2014 e il 2016, il settore degli impianti ha guadagnato il 6,3% mentre l’edilizia ha registrato una crescita dell’1,7%. Il 2015 ha rappresentato per il settore degli impianti negli edifici la svolta nel proprio ciclo economico, ripresa consolidata nel 2016. Per quanto riguarda le prospettive di scenario va segnalato che l’attenzione culturale verso l’ambiente, i cambiamenti climatici, l’acqua, cresce progressivamente, come pure l’attenzione al risparmio nelle spese di gestione immobiliare.

Questo si traduce in prospettive di mercato fertili per quegli ambiti in cui la ricerca e lo sviluppo sono indirizzati al contenimento energetico e idrico.

L’invecchiamento della popolazione, infine, porta con sé una accelerazione verso quell’impiantistica orientata al comfort e la cosiddetta “domotica assistenziale”, che ci fa prevedere trend di crescita positivi per i prossimi anni. 

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