La presidenza della CNA di Ravenna si presenta agli organi di informazione. Considerazioni sull’andamento dell’economia in provincia di Ravenna

Giovedì scorso, 18 maggio, Pierpaolo Burioli - imprenditore del settore delle telecomunicazioni - è stato confermato all’unanimità presidente della CNA di Ravenna. Sposato, con due figli, ha 65 anni ed è nato, vive e lavora a Ravenna. Imprenditore del settore delle telecomunicazioni è titolare dell’azienda “Radio Team”.

Per i prossimi quattro anni, sarà affiancato da una Presidenza composta da altri 6 imprenditori: Mauro Gasperoni, vicepresidente, imprenditore cervese nel settore del legno e dell’arredamento; Massimo Baroncini, imprenditore di Conselice impegnato nel settore dell’impiantistica termoidraulica; Matteo Leoni, imprenditore faentino nel settore dell’automotive; Marianna Panebarco, imprenditrice ravennate nel settore della grafica e della comunicazione; Giuliano Pasi, imprenditore di Fusignano impegnato nel settore dell’impiantistica elettrica; Gian Piero Zama, imprenditore faentino nel settore dell’impiantistica termoidraulica e delle energie rinnovabili.

“Il territorio ravennate – sostiene il presidente Burioli - sta attraversando una fase economica ancora difficile con diversi indicatori in linea o leggermente superiori alle medie nazionali ma al di sotto di quelle regionali. Una fase economica che esercita ancora un grande impatto sull’economia reale. La flessione del Registro Imprese nel periodo 2008/2016 è stata del 6,9%, -2.936 unità imprenditoriali. Nello stesso periodo,   l’arretramento del comparto dell’artigianato è risultato ancora più pesante: -1470 aziende, -12,1%, una flessione praticamente doppia in termini percentuali rispetto al dato complessivo del Registro”.

“Già nel 2011 – evidenzia Burioli - la CNA lanciò l’allarme in ambito regionale sostenendo che ci trovavamo di fronte a una necessità non più rinviabile di riqualificare il territorio regionale attraverso una sua riaggregazione, perché eravamo consapevoli che l’assetto amministrativo regionale (Comuni e Province) non era più adeguato a intercettare l’evoluzione delle tendenze negli ambiti sociali ed economici. Questa proposta di superamento del policentrismo prevedeva, già nel 2011, la realizzazione di tre grandi piattaforme su scala regionale: la via Emilia, l’asse trasversale che da Piacenza arriva a Modena; Bologna città metropolitana; la città Adriatica i cui confini si disegnano tra il delta del Po e Cattolica. Per la CNA di Ravenna rimane quindi strategica e attuale l’idea di definire un’area vasta che travalichi i confini romagnoli per assumere quelli della città adriatica. Ci fa piacere rilevare che il nostro pensiero ha anticipato le scelte della Regione che ha approvato l’area vasta turistica denominata Destinazione Romagna che ricomprende i territori di Rimini, Forlì-Cesena, Ravenna e Ferrara. La creazione dell’area vasta Adriatica, inoltre, è coerente anche con la nostra ipotesi di riorganizzazione delle Camere di Commercio che incidono su questi territori. Questo progetto è già partito con l’accorpamento delle CCIAA di Forlì-Cesena e Rimini mentre è in fase di realizzazione il progetto di fusione delle CCIAA di Ravenna e Ferrara. Per CNA Ravenna si tratta di una tappa intermedia perché l'obiettivo finale è di arrivare alla creazione di un’unica Camera di Commercio che ricomprenda i quattro territori provinciali. Al contempo, vogliamo ribadire l’opportunità di un’ulteriore integrazione tra i Comuni del nostro territorio rafforzando il ruolo delle Unioni fino ad arrivare a processi di fusione, proprio nella prospettiva di una riorganizzazione degli enti intermedi a seguito dello snellimento delle loro funzioni”.

“Per quanto riguarda il porto di Ravenna – prosegue Burioli - da sempre la nostra Associazione considera lo scalo un asset strategico per l’economia del nostro territorio e per la regione Emilia-Romagna e, come tale, deve essere considerato in tutte le sue specificità: commerciale, industriale, crocieristica, diportistica e cantieristica. La crescita del 5% delle merci movimentate e del 6,5% del transito delle navi nel corso del 2016 sono risultati importanti. E’ chiaro che l’escavo dei fondali rappresenta oggi la priorità assoluta per tutto il nostro sistema portuale e, pertanto, occorre accelerare al massimo l’avvio dei lavori visto che l’impasse dura da troppo tempo. Abbiamo, inoltre, espresso valutazioni positive in merito alla scelta di definire procedure programmate per la manutenzione dei fondali del nostro scalo perché la manutenzione periodica e programmata ha il vantaggio di evitare il ricorso a procedure di urgenza e la rincorsa delle emergenze. Accanto ai fondali sono conseguentemente strategiche anche le infrastrutture periportuali sulle quali la Regione Emilia-Romagna si è recentemente espressa. Rileviamo con forte preoccupazione che, per il Governo, la E55 Orte-Mestre non è più un’opera prioritaria. Per noi rimane invece un punto fermo il collegamento Cesena-Ravenna-Mestre attraverso il raccordo con la Ferrara Mare. Questo obiettivo minimo rimane fondamentale se si vuole spostare a ovest della città tutto il traffico di scorrimento nord-sud e viceversa. Inoltre, ribadiamo ancora una volta un altro obiettivo per noi irrinunciabile che deve essere perseguito nella pianificazione delle opere di collegamento all’area portuale: la separazione del traffico locale da quello pesante e di scorrimento sia stradale che ferroviario. In questo senso, le previsioni della Regione di finanziare la riqualificazione e messa in sicurezza della Romea DIR e della stessa Classicana, e soprattutto del by pass sul canale Candiano, vanno nella giusta direzione. Siamo convinti che si possa prevedere un attraversamento del Candiano (stradale e ferroviario) molto più semplice e con un minore impatto ambientale rispetto alla proposta attuale. Su quest’ultimo aspetto abbiamo condiviso e presentato un progetto sul quale ci aspettiamo risposte dall’Amministrazione locale. In merito alla riforma delle Autorità portuali si è molto dibattuto e si è arrivati alla loro definizione e, come ci ha opportunamente ricordato il nuovo Presidente dell’Autorità di sistema dell’Adriatico centro settentrionale, Daniele Rossi che abbiamo recentemente incontrato presso la nostra sede: “Il porto di Ravenna non è solo il porto dell’Emilia-Romagna ma è anche uno dei più importanti scali del nostro Paese. Lo testimonia il fatto che nel recente disegno di riforma portuale attuato dal ministro Delrio il nostro scalo ha mantenuto una sua autonomia, divenendo sede dell’Autorità di Sistema dell’Adriatico centro settentrionale”.

“Il grande malato della nostra economia – continua ancora il Presidente della CNA – resta comunque il settore delle costruzioni. Un solo dato drammatico: le imprese iscritte alla Cassa Edile di Ravenna (cioè con dipendenti) oggi sono circa 500. Se prendiamo come riferimento il 2008, l'ultimo anno prima della crisi, le imprese iscritte erano praticamente più del doppio, 1200. Non ci sono più alibi: non è più possibile rinviare una nuova politica per le costruzioni con proposte di largo respiro che incentivino le attività edili e impiantistiche e svolgano un ruolo positivo per ridare alle imprese una nuova visione del futuro. Le nostre parole d’ordine per l’effettivo rilancio del settore costruzioni erano e restano anche oggi: ristrutturazione, rigenerazione, risparmio energetico, riqualificazione e ricerca. Le cosiddette 5R. Nel breve occorre invece proseguire nell’azione di semplificazione predisponendo un ambiente favorevole all’impresa e alla concorrenza, rimuovendo i fattori che la ostacolano e semplificando al massimo tutte le procedure dello Sportello Unico per l’Edilizia. A tal riguardo, riteniamo che la rapida approvazione della nuova normativa regionale sull’urbanistica sia auspicabile a patto che sappia tenere in equilibrio le esigenze di sviluppo del settore con quelle di un consumo più razionale del territorio”.

“Senza dimenticare – aggiunge Burioli - lo scottante tema degli appalti, rilevando purtroppo che anche il 2017 ha aperto in negativo registrando un calo di circa il 15% nel primo trimestre sia per le gare che per gli importi. L'inizio del 2017 non ha portato a quell’auspicata inversione di tendenza che manca ormai dall’aprile 2016, mese di entrata in vigore del Nuovo Codice Appalti. Occorre quindi intervenire il prima possibile apportando un ulteriore processo di revisione della norma, con più precisione e buon senso, introducendo quelle sensibilità e quelle attenzioni verso il mondo delle micro e piccole imprese che caratterizza il tessuto produttivo del nostro Paese. Mentre a livello locale vorremmo aprire un confronto, nel rispetto dei ruoli e delle responsabilità, con le stazioni appaltanti per esaminare l’applicazione della nuova norma relativamente al “sottosoglia”, ovvero le procedure per l’individuazione degli operatori economici e l’aggiudicazione dei lavori con importo a base d’asta inferiore a un milione di euro. Su questo aspetto abbiamo invitato le stazioni appaltanti a dotarsi di un regolamento nel quale poter specificare le modalità con le quali condurre le indagini di mercato, le regole di costituzione dell’elenco fornitori e i criteri per selezionare le imprese da invitare alle procedure negoziate all’interno degli elenchi costituiti. Crediamo che questa metodologia, insieme alla costituzione di un Osservatorio provinciale permanente per monitorare gare ed esecuzione lavori, possa rappresentare l’unico antidoto possibile nei confronti degli eccessi di massimo ribasso e possa aprire una prospettiva interessante sul versante della trasparenza, della sicurezza e della qualità dei lavori.

“Infine – sottolinea il Presidente della CNA - la questione della semplificazione degli oneri burocratici. Sono quantificabili in circa  30 miliardi gli oneri amministrativi sopportati annualmente dal sistema delle PMI su scala nazionale. Una cifra equivalente al 2% del PIL e circa un terzo di questi costi (9 miliardi) potrebbe essere eliminato e questo significherebbe farne guadagnare 16 al sistema economico. Altri dati indicano che un dipendente di una piccola o media impresa deve dedicare circa un mese del suo lavoro a sbrigare le varie pratiche burocratiche e che sono 70 le date che una PMI deve appuntare sul calendario, tante infatti sono le scadenze fiscali da ricordare ogni anno. Le giornate passate da un addetto per venire a capo di tutti gli adempimenti amministrativi previsti sono aumentate nel corso della crisi: da 26 nel 2008 a 30 nel 2013 (+7%), passando per un massimo di 32 nel 2010 (+14%) rispetto al valore pre-crisi. Abbiamo assoluta necessità di buona burocrazia, che consenta agli imprenditori di lavorare con poche e semplici regole e la grande occasione contenuta nella rivoluzione digitale non deve sfuggirci. Ma le risposte devono essere rapide e concrete, a partire dalla riduzione dei tempi e dei costi delle procedure edilizie, delle procedure di avvio e di esercizio dell’attività di impresa, dalla verifica sull’operatività degli Sportelli Unici per le attività produttive, dai tagli dei tempi delle conferenze dei servizi, dall’individuazione puntuale dei casi in cui è necessaria la SCIA o il silenzio assenso. Confidiamo nel cronoprogramma definito dall’ Agenda per la Semplificazione e sulle capacità di recepimento degli Enti locali per la realizzazione di questa indispensabile riforma a “costo zero” , perché  un Paese moderno non può prescindere da una nuova Pubblica Amministrazione”.

“Per concludere – dice Burioli - il tema della pressione fiscale per le imprese, il cosiddetto Total Tax Rate  I dati forniti dall’Osservatorio CNA sul fisco della piccola impresa ci dicono che per il 2016, purtroppo, il calo della pressione fiscale si è arrestato e il dato è salito al 61% complessivo. Quindi, la maggior parte degli interventi introdotti con la Legge di Stabilità del 2016 non hanno prodotto effetti sensibili sulle imprese di minore dimensione, se non il beneficio che deriva dal super ammortamento relativamente agli investimenti effettuati in corso d’anno.  Occorre, pertanto, migliorare il sistema tributario partendo da tre direttrici operative: una più consistente riduzione della pressione fiscale; il capovolgimento della tendenza a trasferire sulle imprese gli oneri dei controlli; l’uso intelligente della leva fiscale per aumentare la domanda interna. Nell’articolato pacchetto di proposte avanzate dalla CNA al Governo durante la fase di preparazione della manovra finanziaria per il 2017, voglio ribadire la nostra posizione in merito alla totale deducibilità dell’IMU sugli immobili strumentali. Questo costituirebbe una boccata di ossigeno per le imprese, un volano per lo sviluppo, un intervento per rendere meno iniqua la tassazione tra una provincia e l’altra. Infine, per chiudere il ragionamento sulla tassazione, consentitemi una riflessione sulla TARI sottolineando che, su fortissima sollecitazione di tutto il mondo imprenditoriale, la nuova tassa sui rifiuti urbani nel territorio comunale ravennate è entrata in vigore nel 2014, anziché nel 2013, facendo risparmiare complessivamente, sia ai cittadini che agli imprenditori, oltre un milione e mezzo di euro.

Ciò premesso le richieste  avanzate dalle Associazioni di impresa e accolte dall’Amministrazione comunale sono state :

  • l’allargamento della platea delle aziende che avendo una produzione contestuale di rifiuti speciali (rifiuti smaltiti a proprie spese) possono godere di una riduzione percentuale;
  • lo sgravio tariffario del 70%per gli immobili non a uso abitativo vuoti e non utilizzati (che quindi non producono rifiuti);
  • la riduzione del 20% delle tariffe dei ristoranti per le aree eccedenti i 150 metri quadrati.

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