Le piccole imprese balneari, una vera ricchezza per Cervia

Stabilimenti balneari Cervia

Cervia è finita sotto la lente di Nomisma e Crif alla ricerca di “Cervia equity”, il valore del sistema locale. Niente paura, non è una minaccia ma un atto volontario visto che lo studio è stato commissionato dal Comune e dalla Cooperativa Bagnini locale.

“Cervia - spiega Danilo Piraccini presidente della Cooperativa Bagnini – si colloca in quarta posizione in quella che Nomisma stessa ha chiamato classifica italiana di valutazione di un territorio. Classifica generata da un indice, scaturito dallo studio, l’Equity Scoreboard, che per il ‘sistema Cervia’ raggiunge un punteggio molto elevato, sia in termini assoluti (è pari a 0,86 a fronte di un campo di variazione compreso tra 0 e 1) che, soprattutto, in termini relativi (il dato medio nazionale è pari a 0,55)”.

“La forza del ‘sistema Cervia’ – continua Piraccini - si concretizza soprattutto in alcuni fattori: innanzitutto nel settore “Imprese e Lavoro” che esprime vitalità del tessuto produttivo, capacità di generare lavoro e affidabilità creditizia delle imprese.

Tale dominio cattura 89 punti su 100 con un posizionamento al vertice nella graduatoria delle province italiane (quarto posto per Cervia, dopo Milano, Bolzano e Monza, con un valore dell’indice superiore al 39% rispetto alla media).

Altro punto di forza è la parte “Politica e Governo”, che include tra i micro-indicatori: capacità di spesa, pressione tributaria pro-capite, investimenti comunali pro-capite, caratteristiche dei rappresentanti del governo locale per genere e classe di età. Rispetto agli altri territori, poi, la forza è nella buona reputazione di cui il distretto mare cervese gode”. Naturalmente, anche più di quello che si poteva già immaginare, il sistema imprenditoriale balneare è fondamentale in questa economia perché rappresenta la discriminante nella scelta della meta per il turista in vacanza. A Cervia la piccola impresa balneare rappresenta una fonte di ricchezza per tutto il territorio, non solo per se stessa.

La ricerca poi entra anche nel merito delle forme creditizie utilizzate dalle imprese balneari cervesi, come probabilmente mai si era fatto prima, anche per dimostrare come lo stesso sistema delle piccole imprese balneari si basi oggi su forme di credito sane.

“Lo studio infatti evidenzia – conclude sempre Danilo Piraccini – come gli stabilimenti balneari ricorrano maggiormente a forme di credito garantito, appunto credito sano. È garantito il 71% del credito erogato ai bagnini contro il 54% di quello concesso alla filiera del mare e contro il 42% medio del credito alle altre realtà economiche della provincia. Inoltre, le imprese balneari dell’area cervese privilegiano il credito a medio/lungo termine tipico di investimenti con una progettualità di durata: è a medio/lungo termine l’82% del credito alle imprese balneari contro un 62% medio delle altre aziende della provincia.

Infine, è interessante il dato che evidenzia che sono stati mantenuti dei livelli di affidabilità costanti dal 2012 ad oggi, dimostrando di essere un settore che ha tenuto in maniera formidabile anche durante la crisi". Dati molto importanti, come si vede. Certo, ci sarebbe da chiedersi cosa potrebbe succedere in una situazione simile con l’arrivo improvviso delle evidenze pubbliche legate alla Bolkestein; in quel caso – che come è noto combattiamo e combatteremo sempre – la situazione diventerebbe ingestibile da parte delle imprese”.

Ma questa è un’altra storia.

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