Nautica: la situazione attuale e le nuove leggi per far ripartire il mercato

Per la nautica da diporto il 2016 potrebbe essere l’anno della svolta. Ma per tornare al volume di affari raggiunto prima della crisi il cammino sarà ancora lungo. La nautica, che dà lavoro a oltre 180 mila addetti tra diretti e indiretti, è stato fra i settori più penalizzati dal crollo dei consumi interni e ormai si regge quasi solo esclusivamente sulle esportazioni, a loro volta in calo.
A fotografare la situazione della nautica italiana è il Rapporto di ricerca 2016 dedicato a “Dinamiche e prospettive della filiera nautica da diporto”, realizzato da CNA Produzione/Nautica e presentato l’8 aprile scorso a Marina di Carrara.


Il Rapporto fotografa in maniera puntuale l’intero comparto della nautica, partendo da un’analisi dettagliata del mercato globale ed europeo, per giungere alla descrizione della realtà italiana che continua, comunque, ad essere un’eccellenza nel mondo. Dopo sette anni di lunga crisi cominciano finalmente a intravedersi i primi segnali positivi, anche se il cammino sarà ancora lungo soprattutto per il mercato interno, che continua purtroppo ancora a soffrire e a ridurre il suo peso rispetto all’export.


Nel 2015 il fatturato è ammontato complessivamente a 2,7 miliardi contro i 6,2 miliardi del 2007, anno record del comparto, evidenziando così un decremento quasi del 60%.
Il 90% della produzione è destinato alle esportazioni, per un controvalore di 2,5 miliardi contro i 2,7 miliardi del 2008. In termini percentuali, a partire dal 2008, il rapporto della produzione cantieristica rivolta all’estero è passato da poco più del 50% a oltre il 90% dichiarato dai principali cantieri nel 2015. Si riduce, di conseguenza, a poco più del 5%, la produzione rivolta al mercato interno.


Quest’ultimo è ancora estremamente debole e quasi totalmente caratterizzato da piccole-medie unità a motore, battelli pneumatici e imbarcazioni a vela. La caratteristica anomala della realtà nautica italiana è quella di un mercato interno dominato principalmente da unità di importazione (fanno eccezione i battelli pneumatici), in un Paese la cui industria produttiva dei grandi yacht è leader globale.


Per far sì che il 2016 costituisca l’anno del rilancio della nautica nel nostro Paese, votato per conformazione geografica al turismo nautico, è ora più che mai indispensabile condividere con le istituzioni e con tutti gli stakeholder e gli appassionati una strategia marittima integrata che sia in grado di rilanciare il sistema portuale e logistico, coniugando la valorizzazione del nostro territorio con il valore aggiunto e la professionalità delle nostre imprese.


L’obiettivo è rimuovere gli ostacoli e promuovere il rilancio della cantieristica nautica, ma siamo solo all’inizio della battaglia. Una battaglia che va allargata, perché riguarda l’interesse  nazionale.

Le nuove leggi sulla nautica


La Legge Delega, approvata il 23 settembre 2015,  autorizza il Governo ad emanare entro 24 mesi uno o più decreti legislativi di revisione e integrazione del Decreto contenente la precedente stesura del Codice, approvato nel 2005, con l’obiettivo primario di semplificare il regime amministrativo e la navigazione delle unità da diporto, le procedure connesse alle attività di controllo, l’aggiornamento della normativa riguardante la sicurezza. I decreti attuativi non potranno che risultare coerenti con i princìpi e le indicazioni che già la Legge Delega esprime con notevole chiarezza e hanno inoltre recepito l’esigenza di colmare “vuoti” di carattere normativo lasciati irrisolti dal testo precedente, tenendo conto dell’evoluzione del settore diportistico nel corso di questi ultimi dieci anni.


In questa direzione vanno sicuramente molte delle indicazioni contenute nel testo di Delega tese a normare con più chiarezza la disciplina della locazione; razionalizzare le attività di controllo onde evitare accertamenti ripetuti; revisionare i titoli professionali del diporto; rivisitare i requisiti psico-fisici per il conseguimento e il rinnovo della patente nautica; provvedere al riassetto della disciplina in materia di demanio marittimo; equiparare alle strutture ricettive all’aria aperta le aree delle “marine” organizzate per la sosta e il pernottamento dei turisti.


Occorre ora uno sforzo congiunto e “trasversale” per individuare quelle proposte di modifica alla normativa vigente relativa al Codice della Nautica da Diporto nel rispetto degli indirizzi e dei criteri generali contenuti nella Legge Delega al Governo per la Riforma del Codice (pubblicata in G.U. il 21/10/2015).


In questa direzione è andata sicuramente l’abolizione definitiva della tassa di possesso sulle imbarcazioni da diporto che, introdotta dal Governo Monti con la formula della tassa di stazionamento, aveva sferrato un colpo durissimo all’intera filiera della nautica italiana, contribuendo ad allontanare dai nostri approdi circa 40.000 diportisti e deprimendo ulteriormente la domanda interna. Paradossalmente, gli stessi Uffici ministeriali competenti avevano rilevato come l’introito effettivo della tassa non arrivasse a coprire i costi di gestione e di riscossione.


La nautica conta un milione e mezzo di appassionati, dai possessori di gommoni a quelli di yatch: se questo settore va male, a rimetterci non sono i ricchi, ma le imprese, che sono soprattutto imprese artigiane che generano un grande indotto. Infatti, guardando la consistenza del naviglio da diporto iscritto negli Uffici marittimi, scopriamo che le imbarcazioni superiori ai 24 metri sono solo lo 0,03% dell’intera flotta.
L’obiettivo primario è, quindi, quello di rimuovere gli ostacoli e promuovere il rilancio della cantieristica nautica, ma siamo solo all’inizio della battaglia. Una battaglia che va allargata, perché riguarda una filiera dalle grandi potenzialità e punto d’eccellenza del “Made in Italy”.

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