Lo scorso 2 febbraio si è tenuto l’incontro organizzato da UNI Europa insieme a Coiffure EU sul ruolo della contrattazione collettiva nel settore europeo dell’acconciatura, a cui ha partecipato il Presidente nazionale CNA Benessere e Sanità, Massimiliano Peri in qualità di rappresentante europeo per Camera Italiana dell’Acconciatura.
Dal rapporto presentato emerge che il settore europeo dell’acconciatura rappresenta una componente essenziale dell’economia dei servizi alla persona: presenta un alto tasso di partecipazione femminile e giovanile, è composto in larga prevalenza da micro e piccole imprese. Eppure, nonostante il suo ruolo sociale e il contributo determinante al benessere individuale e alla coesione delle comunità, continua a rimanere ai margini delle principali agende politiche europee e nazionali.
Il settore, infatti, è tutt’oggi caratterizzato da salari mediamente bassi, diffusa precarietà, orari irregolari e spesso disagiati, rischi per la salute e la sicurezza sul lavoro, nonché prospettive di carriera limitate. Queste condizioni incidono in modo significativo sull’attrattività della professione, alimentando carenze di manodopera, turnover elevato e abbandono precoce, soprattutto tra le lavoratrici.
Contrattazione collettiva: uno strumento chiave per la qualità del lavoro
In molti Stati membri dell’Unione europea la copertura della contrattazione collettiva nel settore dell’acconciatura è tra le più basse nei servizi alla persona. In alcuni Paesi mancano accordi attivi; in altri, la decentralizzazione della contrattazione, l’indebolimento delle organizzazioni datoriali e la diffusione di forme di lavoro autonomo – inclusi modelli borderline come il coworking– hanno progressivamente eroso la copertura contrattuale.
Il rapporto sottolinea come, laddove la contrattazione collettiva sia solida ed effettiva, essa contribuisca in modo determinante a migliorare i salari, stabilizzare gli orari di lavoro, rafforzare la tutela della salute e sicurezza – anche rispetto ai rischi legati all’esposizione a sostanze chimiche e allo stress psico-fisico – e sostenere formazione professionale e apprendistato. In particolare, la contrattazione settoriale si dimostra funzionale anche alla competitività delle PMI, perché riduce il turnover e favorisce la produttività senza basarsi sulla compressione del costo del lavoro.
Il caso italiano: alta copertura e ruolo centrale delle parti sociali
In questo quadro europeo articolato, l’Italia rappresenta un caso significativo. Il sistema nazionale di relazioni industriali è caratterizzato da una forte autonomia delle parti sociali e da un’ampia copertura della contrattazione collettiva, che nel 2022 ha raggiunto il 97%, pur in assenza di un obbligo legale generalizzato di applicazione per i non iscritti alle organizzazioni firmatarie.
Nel settore dell’acconciatura – dominato da micro e piccole imprese – la contrattazione nazionale di categoria continua a costituire il principale strumento di regolazione di salari e condizioni di lavoro. Un elemento distintivo è la forte rappresentanza delle PMI all’interno delle associazioni datoriali, tra cui CNA, che ha storicamente perseguito una strategia negoziale “high road”: puntare su formazione, innovazione e organizzazione del lavoro, respingendo la competizione fondata sulla riduzione dei costi del lavoro.
Il rinnovo del contratto collettivo per acconciatura, estetica, centri benessere e palestre ha portato a risultati rilevanti. Sono stati previsti aumenti complessivi pari a 183 euro nel biennio 2025–2026 per gli acconciatori qualificati ed esperti, mentre per gli apprendisti è stato riconosciuto un incremento pari al 70% di tale importo nello stesso periodo. Sono stati inoltre rafforzati gli scatti di anzianità biennali e valorizzati gli ultimi due anni del periodo di apprendistato, che vengono considerati utili ai fini dell’anzianità. È stata introdotta una classificazione aggiornata e all’avanguardia dei diversi profili professionali.
Rappresentanza inclusiva e nuove tutele
Un aspetto di particolare rilievo riguarda l’evoluzione inclusiva della contrattazione. In un settore a prevalenza femminile, la presenza delle donne ai tavoli negoziali ha progressivamente inciso anche sui contenuti degli accordi.
Tra le misure più significative figurano interventi a tutela delle lavoratrici vittime di violenza domestica: oltre ai tre mesi di congedo retribuito previsti dalla legge e coperti dalla previdenza pubblica, il contratto ha introdotto ulteriori due mesi di congedo parzialmente retribuito (con una quota a carico del datore di lavoro), la possibilità di trasformazione temporanea del rapporto in part-time, la richiesta di trasferimento in altro salone della stessa catena e l’esonero dagli orari disagiati. È stato inoltre introdotto un congedo di paternità obbligatorio di dieci giorni, a sostegno di una più equa distribuzione delle responsabilità di cura.
Una sfida europea che riguarda anche l’Italia
Il rapporto europeo conclude che la sostenibilità e il pieno riconoscimento sociale della professione di acconciatore dipendono dal rafforzamento della contrattazione collettiva di settore, dal contrasto all’abusivismo e dal riconoscimento dell’acconciatura come lavoro qualificato di cura.
Per Massimiliano Peri, Presidente di CNA Benessere e Sanità e CNA Acconciatori «il settore dell’acconciatura è un presidio fondamentale di prossimità e benessere per le nostre comunità. Difendere e rafforzare la contrattazione collettiva significa garantire qualità del lavoro, contrastare l’abusivismo e tutelare le imprese sane che investono in professionalità e formazione».
«L’esperienza italiana dimostra – ha aggiunto Peri – che puntare su relazioni sindacali solide, formazione continua e innovazione organizzativa è la strada per rendere il settore più attrattivo per i giovani e più sostenibile nel lungo periodo, senza scaricare la competizione sul costo del lavoro».
In un contesto europeo segnato da profonde trasformazioni demografiche e sociali, il settore dell’acconciatura è chiamato a ridefinire il proprio posizionamento strategico. La leva della contrattazione collettiva, integrata da politiche pubbliche coerenti e da una forte rappresentanza delle PMI, si conferma uno strumento decisivo per coniugare qualità del lavoro, competitività delle imprese e riconoscimento del valore sociale della professione.


