Cosa prevede la bozza in discussione e quali nodi restano aperti

Circola in queste settimane una bozza del bando tipo per le future evidenze pubbliche che il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti sta predisponendo. Si tratta del primo documento che dovrà orientare Comuni ed enti concedenti nella stesura dei bandi per l’affidamento delle concessioni demaniali marittime. Non è un testo definitivo, ma i tempi dell’ufficialità sembrano vicini. 

Il testo attribuisce ai Comuni un ruolo centrale nella pianificazione delle evidenze pubbliche, con margini di discrezionalità molto ampi: dovranno definire l’estensione e il numero dei lotti che andranno in evidenza e avranno la facoltà di stabilire anche il numero massimo di lotti che un singolo operatore potrà aggiudicarsi. Sul fronte economico, c’è la conferma dell’indennizzo previsto dalla L. 118/2022: investimenti non ammortizzati, obblighi normativi sopravvenuti, eventi calamitosi ed equa remunerazione degli ultimi cinque anni, calcolati con perizia asseverata da un professionista indicato dal Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti. 

Sulla durata, la bozza propone due modelli alternativi: una durata predeterminata dall’ente, oppure una durata legata al piano economico-finanziario dell’aggiudicatario, comunque entro i limiti di legge (5-20 anni). Tra i requisiti di partecipazione compaiono la regolarità contributiva, quella nel pagamento dei canoni e l’assenza di occupazioni abusive accertate. 

C’è poi un aspetto che riguarda la “continuità funzionale”: punteggio per chi si impegna ad acquistare i beni del concessionario uscente, per il riuso delle strutture esistenti e per il mantenimento delle attrezzature, in una logica di economia circolare. I criteri di valutazione dell’offerta tecnica toccano qualità architettonica, sostenibilità ambientale, accessibilità inclusiva, politiche sociali e occupazionali, destagionalizzazione e capacità tecnico-professionale. L’offerta economica, invece, resta volutamente marginale: il rialzo sull’indennizzo non può pesare più del 10% del punteggio tecnico, per evitare che diventi uno strumento distorsivo della concorrenza. 

Proprio su questi punti si concentrano le osservazioni di CNA Balneari. La prima riguarda la nozione di “equa remunerazione”: l’associazione chiede oltre al capitale investito, comprenda anche il rischio imprenditoriale, la reputazione aziendale e il capitale organizzativo costruito in anni di gestione. 

Un secondo nodo è la storicità dell’impresa: l’esperienza professionale dovrà avere un peso maggiore, insieme alla continuità gestionale, agli investimenti certificati nel tempo e al contributo dato alla qualificazione turistica della località. 

C’è poi la questione degli investimenti effettuati fino alla cessazione della concessione: la bozza non chiarisce se siano tutti indennizzabili, e CNA chiede una formulazione più netta per evitare contenziosi. Restano aperti anche i dubbi sulla effettiva tutela delle micro e piccole imprese familiari, che costituiscono la maggioranza del comparto, e sul rischio che una discrezionalità troppo ampia nella definizione dei lotti da parte dei Comuni possa alterare un tessuto imprenditoriale consolidato da decenni. 

Un ulteriore aspetto da monitorare riguarda le clausole sociali: la bozza prevede l’assunzione dei lavoratori del concessionario uscente, l’occupazione giovanile e l’inclusione sociale, ma lega questi impegni a punteggi che non sempre risultano proporzionati al valore occupazionale storicamente garantito dalle imprese balneari. Anche il capitolo dedicato ai requisiti di partecipazione merita attenzione: CNA segnala il rischio che soglie troppo basse in termini di esperienza e capacità economico-finanziaria finiscano per favorire operatori privi di reale competenza nel settore, a scapito di chi gestisce stabilimenti da generazioni. 

Infine, resta da chiarire la modalità con cui l’ente concedente dovrà rendere pubblica e verificabile la perizia sull’indennizzo prima della pubblicazione del bando: un passaggio tecnico ma decisivo, perché da quella stima dipendono sia la cauzione provvisoria che il valore economico complessivo della gara. 

Le associazioni di categoria sono già impegnate in incontri e interlocuzioni per arrivare ad evidenze pubbliche giuste e ordinate che evitino troppi contenziosi e garantiscano la continuità dell’operatività dell’offerta balneare, così centrale per il nostro turismo.