Sindaco, siamo arrivati a fine mandato. Quale bilancio trai rispetto a quanto ti eri prefissato?
Il bilancio è quello di un mandato profondamente segnato da eventi che nessuno avrebbe potuto prevedere. Mi ero prefissato di guidare una Faenza più europea, incentrata sulla cultura e su un nuovo dinamismo economico; ci siamo invece ritrovati a dover gestire la più grande crisi idrogeologica della nostra storia. Tuttavia, l’orgoglio più grande deriva dal fatto che la città non si sia fermata, riuscendo a dialogare con la comunità e con gli enti sovralocali, seppur con il rammarico per un rapporto non sempre costante con i rappresentanti dello Stato. Nonostante le emergenze, i grandi progetti strategici e i cantieri del PNRR sono proseguiti. In definitiva, sono stati cinque anni segnati dalla tenuta e dalla ripartenza. Tra le cose realizzate figura l’apertura dell’hub intermodale, che ha permesso di spostare il capolinea delle autocorriere a fianco della stazione ferroviaria, determinando una rivoluzione nella viabilità e maggiore sicurezza nell’area.
Alluvione 2023/2024. A che punto siamo con la ricostruzione pubblica?
Siamo in una fase di passaggio fondamentale. Sono state concluse le somme urgenze per la messa in sicurezza degli argini con opere da 20 milioni di euro. In via Renaccio, in particolare, l’Agenzia Regionale ha realizzato il muro di protezione per un importo di circa 4 milioni. Siamo a conclusione dei lavori dell’area di 20 ettari per la regimazione delle acque del torrente Marzeno a protezione di via Cimatti, mentre la scuola Pirazzini e le aree verdi sono state restituite alla comunità. Il lavoro più complesso riguarda il sistema fognario: insieme a Hera stiamo realizzando un piano straordinario per rifare gli scarichi a fiume e le valvole di non ritorno in zone critiche. La mia attenzione resta altissima nel sollecitare la Struttura commissariale affinché i flussi finanziari siano rapidi. Rimane il cruccio del Ponte delle Grazie: qui le lungaggini burocratiche hanno inciso sui tempi, ma è un’opera per la quale abbiamo trovato con determinazione tutte le risorse necessarie.
Quali opere in cantiere a breve?
Sicuramente il Ponte delle Grazie resta una priorità assoluta. Proseguiremo poi con le asfaltature; in cinque anni abbiamo investito oltre 10 milioni di euro, ma ne serviranno altri 25 per completare la viabilità comunale. Nei prossimi mesi vedremo la conclusione di cantieri attesi come quello del Palazzo delle Esposizioni e, sempre tra le cose ormai in procinto di ultimazione, la palestra Ivo Badiali (la “Cavallerizza”) e la riqualificazione del centro sportivo Graziola, che diventerà una vera cittadella dello sport. Relativamente alla Casa di Comunità, si tratta della più grande opera di sanità territoriale mai realizzata in città, un pilastro per il futuro dei nostri servizi.
È uscita la Variante PAI Po 2025: una tua valutazione ed eventuali osservazioni da parte di Faenza.
Finalmente il documento tecnico permette di progettare opere di difesa a monte, come le casse di espansione. Tuttavia, come sindaci della provincia di Ravenna abbiamo presentato osservazioni precise: non possiamo accettare che i vincoli del PAI si trasformino in una paralisi per le imprese o per la rigenerazione urbana. Chiediamo garanzie sulle “tracimazioni controllate” affinché la sicurezza di una zona non diventi il sacrificio di un’altra.
Il secondo mandato vedrà la luce il nuovo PUG: come tenere insieme sviluppo economico e il nuovo scenario derivante dalle analisi del PAI?
Il nuovo PUG sarà lo strumento per disegnare la Faenza dei prossimi decenni, con la “resilienza” come parola chiave. Dobbiamo favorire lo sviluppo economico incentivando la rigenerazione del patrimonio esistente ed eliminando il consumo di suolo vergine. Il Piano incentiverà tecniche costruttive capaci di convivere con il nuovo scenario climatico. Sviluppo e sicurezza idraulica devono viaggiare su binari paralleli.
Capitolo infrastrutture. L’Area faentina vedrà la luce la circonvallazione di Castel Bolognese, il nuovo Casello A14 e il quadruplicamento della linea ferroviaria. A che punto siamo per Faenza?
Sul fronte delle infrastrutture, l’area faentina si appresta a vivere una stagione di trasformazioni con l’attesa circonvallazione di Castel Bolognese, il nuovo casello dell’A14 e il potenziamento della linea ferroviaria. Per quanto riguarda il territorio di Faenza, l’agenda dei prossimi anni si concentra su snodi vitali per la mobilità urbana ed extraurbana. Nelle prossime settimane prenderà il via la realizzazione della rotonda sulla via Emilia, a Pieve Ponte. Si tratta di un intervento molto atteso che metterà in sicurezza un tratto della statale particolarmente critico. Tuttavia, la priorità strategica per il Comune rimane il completamento della circonvallazione nord. L’opera è considerata fondamentale per alleggerire il traffico pesante del vecchio tracciato della via Emilia interna, che passa all’interno della città, migliorando la vivibilità e la sicurezza stradale. Al momento, l’amministrazione è in attesa del progetto di fattibilità tecnico-economica che la Provincia di Ravenna sta ultimando. Dopo questo passaggio, l’elaborato passerà alla Regione Emilia-Romagna per la successiva trasformazione in progetto esecutivo. L’obiettivo dell’opera è di ricucire la viabilità esistente attraverso nuovi tratti che permetteranno di collegare la via Emilia, nel tratto tra Faenza e Forlì, alla zona artigianale e al casello autostradale. Per il finanziamento dell’intervento, il Comune punta alle risorse del PRIT 2028 (Piano Regionale Integrato dei Trasporti) destinate alle grandi opere viarie, avviando contestualmente un percorso per il reperimento dei fondi complessivi necessari. In questo quadro di potenziamento logistico si inserisce anche lo scalo merci di via Deruta, infrastruttura fondamentale per liberare aree centrali della città, dove una parte del vecchio scalo merci potrebbe diventare un grande parcheggio per i pendolari, affiancandosi a quello appena realizzato, e dare impulso al trasporto su ferro.
Centro storico e sicurezza urbana.
“La sicurezza del cuore della nostra città si garantisce attraverso un duplice binario. Da un lato, abbiamo investito con decisione sulla tecnologia e sul controllo: oltre al potenziamento della videosorveglianza, abbiamo implementato il sistema dei ‘varchi targa’ e aumentato la presenza costante di pattuglie della Polizia Locale. Abbiamo inoltre introdotto la figura degli ‘Street Tutor’ per un’attività di mediazione attiva e un rapporto diretto con i cittadini nelle aree più fragili.
Dall’altro lato, siamo convinti che un centro sicuro sia innanzitutto un centro vivo e attrattivo. In questo senso, i dati della Regione Emilia-Romagna confermano il raggiungimento di grandi risultati per il turismo a Faenza, con una crescita significativa sia negli arrivi che nella permanenza media. Questa vitalità è supportata dal progetto dell’Hub Urbano, con cui stiamo mappando i locali sfitti per riportare imprese e servizi nel cuore della città. Un centro vissuto, illuminato e partecipato è, per sua natura, un centro più sicuro”.
Futuro di Faenza, quali gli obiettivi strategici e prioritari oltre il 2026?
Oltre il 2026, immagino una Faenza leader nel distretto della ceramica e del carbonio. L’ingresso nel network delle Città Creative UNESCO ci permette di dare vetrina globale ai nostri artigiani. Sulla mobilità, abbiamo confermato la gratuità del trasporto pubblico locale, un impegno concreto per il welfare e l’ambiente. In questo senso, il GreenGo Bus rimane un’eccellenza, supportato da una flotta di bike sharing sempre più capillare e dal nuovo hub della stazione. In relazione al welfare, la sanità giocherà un ruolo chiave con il rafforzamento dell’ospedale e della medicina di territorio. La nostra visione è quella di una città policentrica, capace di offrire servizi di alta qualità in ogni quartiere e frazione, garantendo inclusività e sicurezza alle generazioni future.


