Cavini al We Make Future: “Il futuro del Made in Italy le piccole imprese lo abitano già”
Il presidente di CNA Emilia-Romagna è intervenuto il 24 giugno al panel “Made in Italy Futures”, dedicato al ruolo delle PMI, delle filiere e dei territori nella costruzione dell’innovazione italiana
Il futuro non nasce soltanto attraverso le grandi piattaforme tecnologiche. Nasce anche nei laboratori artigiani, nelle piccole imprese, nelle filiere produttive, nei territori che ogni giorno sperimentano nuove soluzioni, nuovi processi e nuovi modi di stare sul mercato. È stato questo il filo conduttore del panel “Made in Italy Futures”, ospitato il 24 giugno sul main stage del We Make Future, il grande appuntamento internazionale dedicato all’innovazione, all’intelligenza artificiale, al digitale e alle trasformazioni economiche e sociali, in programma a BolognaFiere dal 24 al 26 giugno.
Al confronto ha partecipato Paolo Cavini, presidente di CNA Emilia-Romagna, insieme a Vincenzo Colla, vicepresidente della Regione Emilia-Romagna, Davide Borghi, Manager Partnerships & Academia di Tetra Pak e Piergiorgio Marini, Senior Manager External Affairs di Philip Morris Italia.
Il panel ha messo al centro una domanda decisiva per il sistema produttivo italiano, ovvero: quale futuro stiamo costruendo per il Made in Italy e per il sistema delle piccole e medie imprese? Un interrogativo che, per CNA, riguarda sia la capacità di adottare nuove tecnologie, sia il modo in cui l’innovazione può trasformarsi in competitività, lavoro qualificato, tenuta delle filiere e coesione sociale.
“Le piccole e medie imprese non devono aspettare il futuro: in molti casi il futuro lo abitano già”, ha sottolineato il presidente Cavini. “Lo abitano ogni giorno nei laboratori artigiani, nelle officine, nei distretti, nei territori. Lo fanno quando modificano un processo produttivo, quando trovano una soluzione nuova per un cliente, quando introducono una tecnologia digitale dentro un mestiere tradizionale, quando migliorano un materiale o rendono più efficiente un impianto”.
Secondo il presidente di CNA Emilia-Romagna, una parte fondamentale dell’innovazione italiana è già presente nel lavoro quotidiano delle imprese, anche quando non viene raccontata o misurata come tale. È un’innovazione concreta, spesso incrementale, che nasce dall’esperienza, dalla capacità di adattamento, dalla relazione con i clienti e dall’intelligenza pratica di imprenditrici, imprenditori e di tutte le persone che vivono le imprese.
“Molto spesso questa innovazione non viene nemmeno chiamata innovazione”, ha aggiunto Cavini. “Non nasce necessariamente in un grande centro di ricerca o in una piattaforma. Nasce nel lavoro quotidiano, nella capacità di risolvere problemi, nelle comunità produttive. È una delle grandi forze del Made in Italy”.
Perché questa innovazione diffusa possa trasformarsi in crescita, occupazione e competitività servono però alcune condizioni precise.
La prima è l’accesso alle competenze: formazione, accompagnamento, trasferimento tecnologico e servizi capaci di rendere comprensibili e utilizzabili anche per le micro e piccole imprese le opportunità legate all’intelligenza artificiale, alla transizione digitale e alla sostenibilità.
La seconda condizione è l’accesso agli investimenti. Innovare richiede risorse, credito, strumenti semplici, tempi certi e misure stabili. Senza queste condizioni, il rischio è che le opportunità vengano colte solo dalle imprese più strutturate, mentre una parte rilevante del tessuto produttivo resta ai margini dei processi di trasformazione.
“Le piccole imprese innovano dentro sistemi di relazione”, ha spiegato Cavini. “Con altre imprese, con università, centri di ricerca, fornitori, clienti e territori. Se le filiere sono forti, l’innovazione circola. Se le filiere si indeboliscono, anche la capacità innovativa delle piccole imprese rischia di restare isolata”.
Da qui anche la necessità di una nuova narrazione del Made in Italy, capace di superare la contrapposizione tra tradizione e tecnologia. Per CNA, innovare non significa cancellare l’identità delle piccole imprese, ma renderla più forte, più contemporanea, più aperta ai mercati e alle trasformazioni.
In questo percorso la rappresentanza svolge un ruolo decisivo. “CNA deve essere il soggetto che crea connessioni”, ha concluso Cavini. “Connessioni tra imprese e competenze, tra imprese e credito, tra imprese e tecnologie, tra imprese e istituzioni, tra filiere e territori. Il nostro ruolo non è solo rappresentare un bisogno, ma aiutare le imprese a orientarsi dentro la complessità, indicare i percorsi migliori e rendere accessibili opportunità che altrimenti resterebbero lontane”.
Connessioni è una parola che, più di altre, sintetizza la condizione decisiva per il futuro del Made in Italy delle piccole imprese. Tra saperi artigiani e nuove tecnologie, tra territori e mercati, tra giovani, competenze e mestieri, tra innovazione e identità produttiva. È in questo spazio, secondo CNA Emilia-Romagna, che può prendere forma un modello di sviluppo capace di tenere insieme competitività, qualità del lavoro e coesione sociale.

