La progressiva concentrazione dei canali distributivi e la scomparsa del commercio alimentare di prossimità stanno mettendo sotto pressione migliaia di imprese artigiane e piccole aziende dell’agroalimentare. È quanto emerge dall’indagine realizzata da CNA nell’ambito della consultazione dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato sul funzionamento della filiera alimentare.
Tra il 2012 e il 2023 i minimercati si sono più che dimezzati, passando da 40.226 a 19.555 attività (-51,4%), mentre ipermercati e supermercati hanno continuato a crescere. Una trasformazione che ha ridotto uno dei principali canali di sbocco per i prodotti artigianali e di qualità, tradizionalmente valorizzati dai negozi di vicinato.
Dall’indagine emerge inoltre un forte squilibrio nei rapporti tra imprese produttrici e Grande Distribuzione Organizzata. L’accesso alla GDO è spesso subordinato a requisiti logistici, dimensionali e certificativi difficilmente sostenibili per le micro e piccole imprese. A ciò si aggiungono richieste di sconti promozionali, contributi commerciali e altre condizioni che comprimono ulteriormente i margini.
Il 65,5% degli imprenditori intervistati considera non sostenibili nel medio periodo i margini derivanti dai rapporti con la GDO, mentre il 43,2% segnala difficoltà nel mantenere adeguati livelli di remunerazione.
Le imprese evidenziano anche criticità nella gestione dei costi promozionali e nel trasferimento lungo la filiera degli aumenti di energia, materie prime e trasporti, che spesso non vengono riconosciuti tempestivamente nei prezzi di acquisto.
Per CNA l’attuale assetto della distribuzione rischia di indebolire la competitività delle piccole imprese alimentari, ridurre la pluralità dell’offerta e compromettere la valorizzazione delle produzioni locali e del Made in Italy. Per questo è necessario favorire relazioni commerciali più equilibrate e trasparenti lungo tutta la filiera agroalimentare.


