Le nuove misure previste dall’articolo 26 in materia di compensazione dei crediti d’imposta rappresentano un duro colpo per migliaia di imprese dell’edilizia, dell’impiantistica e di tutta la filiera della casa.
Dal 1° luglio 2026, la possibilità di compensare i debiti previdenziali e contributivi sarà limitata ai soli crediti d’imposta derivanti dalla liquidazione delle dichiarazioni annuali, escludendo quindi l’utilizzo dei crediti maturati a seguito dei bonus edilizi, ma anche di quelli legati a Industria 4.0, Transizione 5.0, ricerca e sviluppo.
“È una misura inaccettabile – dichiara Riccardo Roccati, Presidente CNA Costruzioni – che rischia di compromettere la tenuta finanziaria di migliaia di imprese artigiane e di piccole dimensioni che hanno sostenuto la riqualificazione del patrimonio edilizio e la transizione energetica del Paese.
Molte di queste imprese hanno legittimamente utilizzato i crediti maturati per compensare i propri debiti previdenziali e contributivi: impedire ora questa possibilità significa sottrarre liquidità e generare nuovi debiti in un comparto già provato da regole mutevoli e continue incertezze.”
La norma, così come formulata, rischia di rendere inutilizzabili intere quote di crediti d’imposta, causando non solo un danno finanziario immediato, ma anche una perdita economica definitiva per le imprese che si troverebbero impossibilitate a smaltire i crediti nei termini previsti.
CNA Costruzioni chiede al Parlamento di intervenire per ripristinare la piena facoltà di compensazione per le imprese di piccole dimensioni, salvaguardando la loro liquidità e la regolarità contributiva.
“Non è accettabile che una misura nata per contrastare le frodi finisca per colpire chi ha agito nel rispetto delle regole – conclude Roccati –.
Senza una correzione, questa disposizione rischia di bloccare la pianificazione finanziaria delle imprese e mettere a rischio migliaia di posti di lavoro in un settore strategico per il Paese.”


