CNA Impresa Donna Ravenna presenta le linee guida per un linguaggio che riconosce e valorizza la pluralità delle esperienze nella società e nel lavoro
Giovedì 12 marzo 2026, presso la Sala Bedeschi di CNA Ravenna, l’Associazione ha presentato le linee guida per una comunicazione inclusiva, promosse dal Comitato Impresa Donna CNA Ravenna. La nostra lingua, a differenza di altre, consente la declinazione delle parole al femminile e al maschile, abbracciando quindi tutte le sfumature della nostra umanità. Proprio per questo si è individuata la necessità di dialogare non solo sulla questione di genere ma in generale su un linguaggio che nei fatti ha reso invisibile una pluralità di esperienze che attraversano la società e il mondo del lavoro. Da questa consapevolezza nasce il documento presentato, che allarga lo sguardo oltre la questione di genere per proporre un linguaggio più aderente alla realtà contemporanea in tutta la sua complessità.
Nei saluti in apertura, Marianna Panebarco ha sottolineato che questo è un tema cruciale: la lingua modella la nostra cultura e il nostro modo di pensare. Le parole danno forma ai pensieri. Usate male possono generare fraintendimenti, tensioni, conflitti; usate bene creano accoglienza, rispetto, cura, pace. Le linee guida non intendono essere un atto di censura, ma un movimento di liberazione delle parole, per costruire insieme un vocabolario in cui tutte e tutti possano riconoscersi.
Per commentare le linee guida e affrontare il tema del linguaggio inclusivo e aperto CNA Ravenna ha proposto un dialogo, moderato dalla Responsabile di CNA Impresa Donna Ravenna Emilia Iaccarino, con Francesca Masi, Direttrice della Fondazione RavennAntica, e Matteo Leoni, Presidente della CNA Territoriale di Ravenna.
Ha introdotto l’iniziativa Ylenia Betti, Presidente di CNA Impresa Donna Ravenna: “Le linee guida che vi sono state consegnate questa sera nascono a seguito di un progetto ideato da CNA Impresa Donna Emilia-Romagna denominato “Alta Quota – Sperimentare il pensiero che ci migliora” ha affermato. “L’attività è stata sviluppata coinvolgendo diversi livelli, imprenditrici, imprenditori e personale dipendente di CNA Ravenna che hanno potuto confrontarsi sugli stereotipi applicati al linguaggio, elaborando un pensiero “nuovo” in grado di poter essere applicato nella vita di tutti i giorni, attraverso la scrittura e il linguaggio verbale e para verbale. Lo scopo di questo lavoro non è “correggere” le persone, ma fornire strumenti di orientamento che aiutino a fare scelte linguistiche coerenti con i valori di rispetto, equità, apertura, aderenti alla realtà contemporanea”.
Successivamente ha preso la parola Francesca Masi: “La parola non descrive la realtà: la crea. È un principio che attraversa la nostra cultura dalle radici più profonde, e che la neurolinguistica oggi conferma: le parole che scegliamo dicono della vita che vogliamo costruire. Per questo nominare le donne al femminile non è una questione di forma o di puntiglio, ma il primo atto concreto per renderle visibili, per toglierle da quella condizione di margine in cui la lingua le ha spesso confinate. L’italiano è una lingua viva: si è sempre evoluta con i concetti che doveva veicolare, e può farlo ancora. Serve una postura diversa davanti alle parole: fermarsi un momento, scegliere con precisione. Non è un esercizio intellettuale, è un percorso trasformativo. Per questo preferisco parlare di linguaggio aperto, o vivo: la lingua deve respirare, non chiudersi”.
“Parlare di linguaggio consapevole non è un tema etico astratto – ha commentato Matteo Leoni – è una questione di sostanza economica e competitiva. Sappiamo che il 70% della performance di un’impresa dipende dai processi relazionali e organizzativi, non dai prodotti. Il modo in cui comunichiamo, dentro e fuori l’azienda, fa la differenza. Usare le forme corrette — dire imprenditrice, operaia, direttrice — non è ridondanza: significa dare valore al ruolo, spostare il ragionamento dal piano soggettivo a quello oggettivo, dal pregiudizio al merito. Non è un cambiamento di facciata, è un cambiamento di relazione con la persona. Lo stesso vale per CNA: quando sostituiamo il maschile generico con forme collettive, non stiamo correggendo una grammatica, stiamo affermando un’identità. Quella di un’Associazione che mette il noi prima dell’io, e che sa che la contaminazione di prospettive diverse produce risultati che il singolo non potrebbe mai raggiungere da solo.”
Qui è possibile scaricare il file “Linee guida per una comunicazione inclusiva”>>





