Le nuove tariffe USA-UE in vigore dal 7 agosto: Emilia-Romagna tra le regioni più esposte
Il 7 agosto 2025 sono entrate in vigore le nuove tariffe doganali che gli Stati Uniti hanno imposto all’Unione Europea, in seguito all’accordo politico raggiunto il 27 luglio tra Washington e Bruxelles. L’intesa ha introdotto il principio della cosiddetta “Reciprocal Tariff”, che prevede l’applicazione di un dazio minimo del 15% su tutte le merci importate dall’UE negli USA. In concreto, se il dazio originariamente previsto era inferiore al 15%, viene automaticamente riallineato a questa soglia, mentre se era pari o superiore rimane invariato. Ciò significa, ad esempio, che un prodotto soggetto a un’imposta del 12% passa al 15%, mentre uno con dazio al 18% non subisce alcuna variazione.
Le conseguenze per l’Italia sono rilevanti, soprattutto per le piccole e medie imprese artigiane inserite nelle filiere produttive senza contatto diretto con il mercato finale. Le regioni che presentano una maggiore esposizione sono quelle dove il peso dell’export sul PIL supera il 40%, in particolare Emilia-Romagna, Lombardia, Veneto, Piemonte, Toscana, Marche, Friuli-Venezia Giulia e Lazio, che da sole generano oltre l’80% del fatturato italiano negli Stati Uniti.
Tra queste, l’Emilia-Romagna riveste un ruolo centrale: contribuisce infatti per il 16,2% all’export nazionale verso gli USA, seconda solo alla Lombardia, e trova proprio nel mercato statunitense il principale sbocco per le proprie esportazioni. L’economia regionale dipende in larga misura dai rapporti commerciali oltreoceano e i settori più esposti sono quelli dei mezzi di trasporto, che rappresentano il 31,1% del totale esportato, e della meccanica, che copre il 29,1%.
Importanti sono anche le esportazioni di prodotti alimentari, bevande e tabacco, che raggiungono il 9,4%, oltre a comparti come gomma e plastica, farmaceutica, tessile, abbigliamento e accessori. A livello nazionale, i settori più colpiti dall’introduzione della nuova tariffa minima sono l’agroalimentare, la meccanica e la farmaceutica, insieme a comparti simbolo del Made in Italy come la moda, la pelletteria, l’arredamento e l’occhialeria. L’accordo prevede tuttavia alcune eccezioni. Non sono soggette alle nuove tariffe le merci spedite prima delle 12:01 am EDT del 7 agosto 2025 e sdoganate entro il 5 ottobre, così come le donazioni a fini umanitari, il materiale informativo e i beni che presentano una componente di prodotto “made in US” superiore al 20% del loro valore doganale.
Per le imprese italiane diventa quindi fondamentale prestare attenzione a due aspetti: la corretta classificazione doganale dei prodotti, indispensabile per individuare con precisione l’aliquota applicabile, e la verifica della filiera produttiva, poiché nel caso in cui una quota rilevante del valore del bene provenga dagli Stati Uniti, la tariffa si applica solo alla parte restante. Le nuove regole configurano un quadro commerciale più rigido e complesso, che richiede alle aziende esportatrici un’attenta gestione doganale per ridurre i rischi e contenere i costi.


