Norme e rischi per un uso consapevole dell’AI in azienda
Quando un’impresa decide di adottare soluzioni di intelligenza artificiale acquistandole da un fornitore esterno o sviluppandole internamente, è chiamata ad interrogarsi sul quadro normativo applicabile. Se l’AI Act rappresenta oggi il punto di riferimento più immediato, la sua applicazione non esaurisce il quadro normativo da tenere a mente. Infatti, occorre considerare anche la normativa nazionale sull’IA (la legge 132/2025), già in vigore, e le altre discipline, prime fra tutte la normativa in materia di protezione dei dati personali e quella sulla proprietà intellettuale, solo per citarne alcune.
Le valutazioni e gli adempimenti richiesti da queste normative non hanno una rilevanza puramente formale ma incidono simultaneamente sulla dimensione tecnica, organizzativa e culturale dell’impresa. Pertanto, la materia deve essere governata non solo da una funzione esclusivamente tecnica (tipicamente l’IT) o da una esclusivamente legale, ma da un tavolo che tenga insieme le due competenze.
Dal punto di vista operativo, occorre in primo luogo mappare le soluzioni di IA, il loro livello di rischio e il ruolo assunto dall’impresa. Tale valutazione è propedeutica ad individuare gli obblighi in capo all’impresa e consente altresì di avere consapevolezza delle soluzioni adottate. In secondo luogo, l’operatività dell’AI Act non può essere letta in modo isolato rispetto al quadro normativo sulla protezione dei dati personali. Ad esempio, la mappatura delle soluzioni IA deve confrontarsi con la proliferazione di strumenti valutativi quali, ad esempio, la DPIA (valutazione d’impatto sulla protezione dei dati, art. 35 GDPR) e la FRIA (valutazione d’impatto sui diritti fondamentali, art. 27 AI Act). La loro coesistenza rischia, infatti, di generare duplicazioni procedurali onerose se non ricondotte ad una metodologia integrata capace di far dialogare i due strumenti, evitando valutazioni ridondanti o incomparabili tra loro. Infine, l’integrazione dei processi è un aspetto fondamentale da governare. Ciò significa che è necessario lo sviluppo di un terreno culturale comune che consenta a tutti i lavoratori dell’impresa di comprendere le possibilità e i rischi delle soluzioni di IA. In questo senso, la formazione del personale è un aspetto centrale per creare un ambiente di lavoro consapevole che consenta di ridurre i rischi legati, ad esempio, ad un utilizzo di soluzioni di IA in maniera autonoma e senza licenze adeguate che tutelino il know-how e i dati aziendali.

Questi sono solo alcuni dei temi che verranno approfonditi il 29 settembre in CNA Ravenna con Gabriele Faggioli, tra i maggiori esperti italiani in materia di cybersecurity, governance digitale e aspetti normativi legati all’Intelligenza Artificiale.
A breve sarà pubblicato sul nostro sito il dettaglio dell’evento.


