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La guerra non è mai un’opzione e le imprese ne pagano già il conto

Marzo 24, 2026 | Tempo di lettura: 3 minuti

La CNA ribadisce ancora una volta, come purtroppo ho già fatto diverse volte negli ultimi anni, che ripudia ogni atto di guerra, in ogni parte del mondo. Non si tratta di una dichiarazione di parte, ma di rivendicare la pace come un valore fondante dell’associazionismo.
Entrando nel concreto, tuttavia, occorre sottolineare che i conflitti, soprattutto quello iniziato da poche settimane in Iran e in tutto il Medio Oriente, hanno conseguenze immediate e tangibili sulle imprese che rappresentiamo. Le criticità aperte sono molte, dall’aumento dei costi dell’energia e dei carburanti, al rallentamento dei traffici commerciali per il blocco dello Stretto di Hormuz, alla vulnerabilità del sistema economico italiano.
È l’energia elettrica a guidare la classifica dei rincari a due settimane dall’inizio del conflitto in Iran, seguita dai carburanti insieme a molte materie prime, come rame, ferro e alluminio. Si registra anche un forte aumento dei costi di spedizione (fino a 3mila euro in più per un container standard) e delle coperture assicurative. I prezzi energetici sono già esplosi: per citarne solo uno, il prezzo del gas europeo è salito del 45% in 48 ore.
Il blocco dello Stretto di Hormuz ha interrotto rotte strategiche per il commercio mondiale, con il rischio del deperimento della merce a bordo e la grande preoccupazione per le spedizioni future e per tutto l’export italiano ed europeo. Le conseguenze potrebbero essere pesanti anche sul nostro territorio: il buon andamento del porto di Ravenna nell’ultimo decennio è legato allo spostamento del baricentro economico verso l’est del mondo. Lo stretto di Hormuz è un passaggio cruciale per queste rotte, se si bloccano viene meno un’arteria fondamentale per il nostro scalo.
Le grandi aziende hanno più strumenti per proteggersi, per le PMI, invece, un rincaro del 20% delle materie prime energetiche significa migliaia di euro in più per trimestre, in bilanci ancora fragili dopo il biennio 2021-2022; dopo il Covid, dopo l’alluvione, dopo la crisi di Suez: un altro shock su chi aveva appena ripreso a investire.
CNA rappresenta chi lavora e chi lavora sa bene che la guerra è nemica del futuro. La pace non è solo un valore morale — è la condizione indispensabile perché le imprese possano programmare, investire, assumere. Dopo gli ultimi anni, sappiamo bene quanto costi ripartire. Per questo chiediamo, con forza e senza ambiguità, che la via diplomatica venga percorsa fino in fondo e che il conflitto si concluda al più presto.

Matteo Leoni
Presidente CNA Ravenna

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