l quadro che emerge da TrendRA 2026 (ne parliamo a pagina 4 e 5) è chiaro: un territorio solido nei fondamentali, ma esposto a una frenata congiunturale diffusa, a una stretta sui margini trasversale e a una sfida demografica ormai strutturale. Non è più tempo di sola osservazione: servono scelte rapide e risorse concrete da parte delle Istituzioni locali, regionali e nazionali per accompagnare le imprese in questa fase di transizione. Su queste basi, CNA Ravenna chiede un impegno su nove direttrici prioritarie di intervento. La prima riguarda innovazione, digitalizzazione e automazione: rifinanziamento pluriennale dei crediti d’imposta, con premialità dedicate alle micro e piccole imprese oggi escluse dalle soglie troppo alte. La seconda punta su consorzi artigiani e reti d’impresa, strumento chiave in un tessuto dove il 95% delle aziende ha meno di 10 dipendenti. Segue la risposta alla stretta sui margini, con clausole di revisione prezzi obbligatorie e un tavolo stabile su costo del lavoro e produttività.
Il quarto punto è la formazione e il reperimento di manodopera, tra orientamento scolastico verso i mestieri tecnici e potenziamento di ITS e apprendistato duale. Strettamente collegata è la gestione della dipendenza demografica: politiche di accoglienza e integrazione per i lavoratori stranieri, ma anche misure concrete per trattenere i giovani italiani. Per costruzioni e impiantistica si chiede stabilità pluriennale degli incentivi fiscali e un accompagnamento al passaggio generazionale delle imprese edili, e comunque per le imprese di tutti i settori. Sul fronte del credito, la richiesta è un plafond dedicato e una corsia preferenziale sulle garanzie pubbliche per micro, piccole e medie imprese. L’ottava direttrice guarda ai mercati: diversificazione dell’export, ancora troppo concentrato sulla chimica di base, e una vera destagionalizzazione turistica, con un’offerta più ampia sia nei tempi che nei territori. Chiude il rafforzamento dell’ecosistema economico provinciale: reti tra imprese, collaborazione stabile con ITS e Università, integrazione delle filiere e maggiore dialogo tra porto, sistema produttivo, credito e Istituzioni.
La competitività futura dipenderà sempre meno dai singoli fattori produttivi e sempre più dalla capacità del sistema territoriale di fare rete. Il primo passo è culturale, prima ancora che economico: le filiere devono imparare a collaborare, non a competere tra loro. Il capitale relazionale non è un concetto astratto, ma un vero fattore di competitività: è la differenza tra un bene pubblico e un bene comune, capace di mettere a sistema soggetti diversi. È mettendo insieme le forze, pubbliche e private, che potremo affrontare sfide sempre più impegnative.


