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Perequazione delle pensioni 2026 e relativi aumenti

Gennaio 21, 2026 | Tempo di lettura: 2 minuti

Dal 1° gennaio rivalutazione dell’1,4% con sistema progressivo a fasce: nessun arretrato per il 2025

Nel 2026 le pensioni aumenteranno dell’1,4% grazie alla consueta operazione di perequazione. Il dato è fissato dal decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze, concertato con il Ministero del Lavoro e pubblicato in Gazzetta Ufficiale, che stabilisce il tasso di rivalutazione provvisorio da applicare agli assegni previdenziali a partire dal 1° gennaio di ciascun anno. La perequazione è il meccanismo che consente di adeguare annualmente le pensioni al costo della vita, con l’obiettivo di preservarne, almeno in parte, il potere d’acquisto dall’erosione dell’inflazione. L’indice viene determinato in via provvisoria sulla base dei dati Istat relativi ai primi nove mesi dell’anno e potrà essere oggetto di conguaglio nel 2027, una volta definito il valore definitivo. Per il 2025 non sono previsti recuperi: l’indice definitivo dell’inflazione si è infatti confermato allo 0,8%, lo stesso già riconosciuto in via provvisoria. Di conseguenza, dal prossimo anno 2026 l’aumento sarà limitato al solo 1,4%, senza il riconoscimento di arretrati. La rivalutazione non sarà uguale per tutti, ma applicata secondo il sistema a fasce previsto dalla normativa vigente. Le pensioni fino a quattro volte il trattamento minimo (603,4 x 4 = 2413,6 euro lordi) beneficeranno del 100% dell’indice Istat; quelle comprese tra quattro e cinque volte il trattamento minimo, del 90% sulla quota eccedente; mentre per gli assegni superiori a cinque volte il minimo la percentuale scenderà al 75% sulla parte più elevata. Il meccanismo resta in ogni caso di tipo progressivo. Particolare attenzione è riservata alle pensioni minime, che nel 2026 beneficeranno anche di una ulteriore rivalutazione straordinaria dell’1,3%, prevista dalla precedente legge di bilancio. Il trattamento minimo salirà così a 611,85 euro mensili e potrà arrivare fino a circa 619,80 euro. In termini concreti, una pensione lorda di 1.000 euro aumenterà di 14 euro al mese, mentre un assegno da 2.000 euro crescerà di circa 28 euro.
Gli incrementi diventano più consistenti per gli importi medio-alti: una rendita da 3.000 euro vedrà un aumento superiore ai 40 euro mensili, mentre per un assegno da 5.000 euro l’incremento supererà i 60 euro. Il meccanismo di perequazione tornerà inoltre ad applicarsi anche alle pensioni dei residenti all’estero superiori al minimo, che nel 2025 erano rimaste escluse dalla rivalutazione. La perequazione pensionistica 2026 si sviluppa in un quadro che resta comunque caratterizzato da aumenti contenuti rispetto al costo della vita generale.

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