La legge di conversione del Piano Casa introduce alcuni elementi di miglioramento, in particolare sotto il profilo sociale e del rafforzamento della governance territoriale. Tuttavia, non modifica l’impostazione originaria del provvedimento, che continua a privilegiare programmi di investimento di elevata complessità e dimensione, destinati prevalentemente a soggetti dotati di una significativa capacità economico-finanziaria e organizzativa.
Fin dalla pubblicazione del decreto-legge, CNA Costruzioni aveva evidenziato due criticità fondamentali.
La prima riguarda la limitata dotazione finanziaria del Piano rispetto alla dimensione del fabbisogno abitativo nazionale e agli obiettivi dichiarati di recupero del patrimonio pubblico e di rigenerazione urbana. A ciò si aggiunge il fatto che una parte rilevante delle risorse deriva dalla riallocazione di fondi già destinati ad analoghe finalità, più che da nuovi stanziamenti, riducendo di fatto la reale capacità espansiva dell’intervento.
La seconda criticità, che la legge di conversione non ha sostanzialmente affrontato, riguarda il coinvolgimento delle piccole e medie imprese della filiera delle costruzioni.
Nel corso dell’iter parlamentare, CNA Costruzioni aveva auspicato l’introduzione di strumenti in grado di favorire una più ampia partecipazione delle PMI, attraverso meccanismi quali la suddivisione degli interventi in lotti funzionali, la valorizzazione delle aggregazioni tra imprese, dei consorzi e della filiera territoriale. Tali elementi non trovano, tuttavia, un adeguato riscontro nel testo definitivamente approvato.
Il rischio è che le opportunità generate dal Piano Casa rimangano concentrate su un numero limitato di grandi operatori e di operazioni immobiliari di elevata dimensione, relegando le piccole e medie imprese prevalentemente alla fase esecutiva degli interventi, senza un effettivo coinvolgimento nella progettazione e nello sviluppo delle iniziative.
Resta inoltre aperto il tema dell’attuazione del provvedimento. L’efficacia del Piano dipenderà infatti da un numero significativo di decreti attuativi, convenzioni, avvisi pubblici e ulteriori strumenti amministrativi che dovranno definirne concretamente modalità operative, criteri di accesso e procedure di realizzazione.
Sarà proprio questa fase a determinare se il Piano Casa riuscirà a tradurre gli obiettivi indicati dal legislatore in un programma realmente capace di generare investimenti diffusi sul territorio oppure se continuerà a privilegiare interventi concentrati su pochi soggetti.
CNA Costruzioni seguirà con particolare attenzione l’adozione dei provvedimenti attuativi, auspicando che vengano introdotti strumenti capaci di garantire un’effettiva apertura del mercato alle piccole e medie imprese, valorizzando la filiera delle costruzioni, il radicamento territoriale delle imprese e la loro capacità di contribuire ai processi di recupero, manutenzione e rigenerazione del patrimonio immobiliare pubblico.


