100 numeri per capire l'autotrasporto

La lettura dell’interessante rapporto 100 numeri per capire l’autotrasporto che la rivista specializzata di settore “Uomini e Trasporti” ha recentemente pubblicato, ci mostra una fotografia accurata del mondo dell’autotrasporto nel nostro Paese. I dati riportati nei vari capitoli della ricerca registrano, infatti, i molteplici effetti che hanno investito in maniera rilevante e a vario titolo, tale comparto.

I dati più preoccupanti che delineano in maniera dura il cambiamento di pelle degli autotrasportatori italiani è la rilevante diminuzione del numero delle imprese, 17.000 unità che, a fine 2016, si occupavano di autotrasporto merci conto terzi. Dato ancora più crudo, vista la natura dell’autotrasporto italiano, se consideriamo la diminuzione negli ultimi sei anni di 19.500 aziende individuali e di 2.850 società di persone.

L’esame di questi freddi numeri, parafrasando l’autore di questo ritratto in cifre, deve portare a compiere, a nostro parere, a un attento approfondimento. Non crediamo che tutti i problemi delle imprese di autotrasporto siano dovuti alle loro caratteristiche di imprese artigiane o di piccole dimensioni. Anche in considerazione delle pesanti crisi in cui si trovano alcuni grandi autotrasportatori. Se questi sono gli effetti, quali sono le cause che hanno portato a questo?

Gli addetti ai lavori, i decisori politici dovrebbero avviare, celermente, un Tavolo di lavoro che analizzi in maniera puntuale e precisa il contesto nel quale si trovano le imprese di autotrasporto in Italia. Credo che solo agli autotrasportatori siano note la complessità burocratica e le lungaggini per avviare un’impresa di autotrasporto, un esame severo superato in media da poco più un terzo dei candidati, almeno tre mesi per ottenere l’iscrizione all’Albo degli Autotrasportatori, più di un mese per ottenere l’immatricolazione degli autoveicoli, o la difficoltà - per non dire l’impossibilità - di accedere al credito per acquistare o ottenere un contratto di leasing per un complesso veicolare da destinare al trasporto di merci, in special modo per una neo impresa.

Oppure norme che considerano coils e laminati trasporti eccezionali, togliendo traffici ai normali trasportatori e causando, inoltre, danni alle strade. O ancora quanti siano i corsi e gli esami da superare per ottenere la patente di guida dei veicoli per l’autotrasporto, o la Carta di Qualificazione del Conducente, o l’Attestato professionale per il trasporto delle merci pericolose, senza contare i loro ingenti costi in termini di denaro e di tempo. Tutto questo fa comprendere come non vi sia nei giovani spirito e volontà di intraprendere la strada dell’autotrasportatore in proprio, facendo mancare il ricambio generazionale.

Se questa è la tendenza accertata ecco che si spiega, almeno in parte, come le imprese con le caratteristiche per assumere autisti - perlopiù stranieri – siano quelle più strutturate e, di conseguenza, anche quelle che resistono in un mercato difficile e in crisi come il nostro e, di conseguenza, quelle che si rafforzano di più.

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