20° Meeting di CNA Pensionati dell’Emilia-Romagna. Illustrata la Legge Regionale sulla Memoria del Novecento

Penionati

Un’iniziativa che ha corso sul filo della memoria. È stato questo il senso del ventesimo meeting regionale di CNA Pensionati dedicato, appunto, alla “Memoria e narrazione autobiografica”.

Memoria intesa come ricordo storico; l’occasione è data dalla recente approvazione della Legge regionale sulla Memoria del Novecento, un secolo ricco di storia con avvenimenti non sempre felici che hanno contrassegnato il nostro Paese e la nostra Regione. CNA Pensionati ha ritenuto doveroso non solo rendere nota l’approvazione di questa legge ma anche dare un contributo in termini di raccolta di testimonianze e di documenti a partire dagli stessi associati CNA Pensionati che hanno vissuto buona parte del Novecento partecipando alla ricostruzione del dopoguerra, quando le botteghe artigiane furono tra le prime a rendere vivibili le nostre città, i nostri paesi, per poi diventare aziende con migliaia di dipendenti.

Una testimonianza di quel tempo è sicuramente quella di Pietro Valentinotti, per tanti anni artigiano tipografo e ora pensionato e iscritto alla nostra Federazione.

Durante la guerra fu protagonista inconsapevole di un atto di solidarietà che contribuì a salvare numerose famiglie ebree dalle persecuzioni nazifasciste. Una storia antica, che però risuona ancora nella voce di chi l’ha vissuta. Ma anche una storia attuale, visti i valori che ancora oggi propone.

Pietro Valentinotti nel 1943 aveva poco più di 18 anni, e lavorava come apprendista nella tipografia Tampieri di Cotignola, un’attività antica, aperta nel centrale Corso Sforza dal lontano 1930.

“Era il mese di luglio quando l’avvocato Taroni venne da me in tipografia” racconta Valentinotti. “L’avvocato era un esponente del Partito Repubblicano, che abitava a pochi passi dall’attività di Tampieri. Il titolare però non c’era per impegni militari, e in tipografia ero praticamente da solo. Taroni mi chiese di stampare un centinaio di carte d’identità, ovviamente false. Io pensai che servissero ai tanti sfollati che c’erano in zona, e così ottemperai alla sua richiesta. Non sapevo che erano destinate agli ebrei. Un gesto inconsapevolmente eroico, che ha permesso a molte famiglie di sottrarsi, dopo l’8 settembre 1943, alle persecuzioni nazifasciste".

"Non ero consapevole del rischio che correvo - prosegue Valentinotti-. Ripensandoci forse l’avrei fatto lo stesso, se le condizioni mi fossero state spiegate chiaramente. Il merito, quindi, è solo parzialmente mio. Chi si è esposto consapevolmente in questa vicenda è stato Taroni e anche l’Ufficio Anagrafe del Comune. Al suo interno lavoravano Onofrio Pezzi e Matteo Parra. Il loro contributo è stato sicuramente fondamentale, perché quelle carte d’identità, per essere considerate autentiche, avevano bisogno di un timbro a secco che poteva essere apposto solo dal Comune”.

Una storia di solidarietà che ha dunque avuto diversi protagonisti e un’ambientazione storica, la bottega artigiana.

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