Acconciatura e estetica: per la CNA le scelte del Governo sono errate e rischiano di mettere in ginocchio l’intero settore

L’Associazione critica duramente il programma di riaperture annunciato ieri sera dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte

I settori dell’acconciatura e dell’estetica hanno dovuto sospendere le loro attività con l’entrata in vigore del DPCM dell’11 marzo scorso. Nonostante il grande sacrificio che tale scelta ha comportato, queste imprese hanno manifestato un grandissimo senso di responsabilità nei confronti di un provvedimento che le penalizza fortemente sul piano economico, ma che in quella fase era utile e necessario al fine di contenere l’elevato rischio di contagio. Con identico senso di responsabilità hanno accolto il Decreto Cura Italia, nonostante fosse evidente che le risorse messe a disposizione non sarebbero state sufficienti a sostenere il lavoro autonomo e le piccole imprese.

“Le forti preoccupazioni e il disorientamento di fronte a questa situazione di incertezza che hanno immediatamente attanagliato gli operatori di questo comparto – afferma Massimo Mazzavillani, direttore della CNA di Ravenna - erano state solo parzialmente mitigate dalla speranza di poter riaprire in tempi ragionevoli, e cioè agli inizi del mese di maggio e non ai primi di giugno. È opportuno evidenziare che anche prima della sospensione le imprese adottavano intransigenti misure igienico-sanitarie, in sintonia con le disposizioni predisposte dal Governo e dal Ministero della Sanità per evitare la diffusione del contagio, oltre ovviamente al rispetto delle norme e delle procedure igienico sanitarie previste dal Dlg 81 in materia di salute e sicurezza del lavoro e dai regolamenti di settore regionali. Dopo il clamoroso errore di escludere la categoria C3 dai risarcimenti per gli affitti dei locali, CNA si aspettava e si aspetta maggiore attenzione rispetto ai tempi di riapertura per queste imprese. In questo modo, invece, il settore va verso la chiusura di almeno un’impresa su tre, dando peraltro buona linfa all’abusivismo”.

Pierpaolo Burioli, presidente della CNA di Ravenna, aggiunge che “in questi primi 50 giorni di chiusura sono stati studiati nuovi tempi e modalità di organizzazione per l’esercizio delle attività nei saloni: acquisto di dispositivi di sicurezza individuale e di materiali per la sanificazione dei locali, opportuni distanziamenti della clientela e organizzazione del lavoro su appuntamento, solo per citarne alcuni. In buona sostanza, le imprese dell’acconciatura e dell’estetica sono già pronte a ritornare al lavoro garantendo la salute e la sicurezza dei clienti, dei dipendenti e degli imprenditori. Procrastinare ulteriormente i tempi per la riapertura, così come deciso dal Governo, significa portare un colpo mortale al comparto, perché vuole dire, solo per il settore dell’acconciatura, una perdita di oltre il 40% dei propri incassi, che sale invece al 70% per il segmento dell’estetica. Nel nostro territorio provinciale le imprese artigiane del comparto dei servizi alla persona sono circa 1100, 1400 considerando il registro imprese. Numeri importanti ma che non creeranno particolari problemi relativamente agli eccessi degli spostamenti delle persone, in quanto equamente distribuiti sul territorio, né possono essere pericolosi relativamente a possibili assembramenti che saranno evitati tramite l’utilizzo obbligatorio degli appuntamenti. Per queste ragioni CNA chiede che sia anticipata la data di riapertura di questo comparto, definendo con urgenza protocolli e linee guida necessari allo svolgimento dell’attività. Ne va della vita di un’intera categoria pronta a fare la sua parte per la lotta alla pandemia senza però rischiare la chiusura o i licenziamenti del personale formato in questi anni”.

“Lavoreremo subito – concludono Burioli e Mazzavillani – per far sì che questo decreto possa essere migliorato, decreto che peraltro scade il 17 maggio e che per questo ha ancora spazi di correzione. Di certo non lasceremo nulla di intentato per cercare di dare agli artigiani quella dignità che sino ad oggi non è stata riconosciuta, senza escludere manifestazioni di protesta”.

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