Home Restaurant: esiste davvero? Il punto su una realtà in espansione ma non ufficialmente riconosciuta.

Homerestaurant

Da diversi mesi, sempre più persone si rivolgono ai nostri uffici per verificare la possibilità di aprire un’ attività che viene definita “Home Restaurant”.

Per prima cosa, cerchiamo di definire quello che le persone intendono con questa dicitura ossia “una attività finalizzata all'erogazione del servizio di ristorazione esercitato da persone fisiche all'interno delle proprie strutture abitative”.

Capita spesso che le persone prendano per vero quello che giornalisti dalla penna facile o esperti del web scrivono sulla questione e poi si trovino a scontrarsi con la realtà delle cose.

Per fare chiarezza: chi oggi può preparare e/o somministrare cibi e bevande?

Possono svolgere attività di ristorazione solo attività economiche con la licenza di pubblico esercizio dove viene richiesto il requisito per la Somministrazione di Alimenti e Bevande (SAB) , svolto in ambienti urbanisticamente destinati e in regola con il regolamento di igiene del comune. Possono essere preparati cibi per l’asporto o il consumo differito o consumo immediato sul posto, anche da attività artigiane ( quindi senza il requisito del SAB ), ma sempre in ambienti destinati urbanisticamente a questo scopo ed in regola con il regolamento di igiene del comune.

Le attività di questo tipo, sia che siano un pubblico esercizio sia che siano un’ impresa artigiana, sono soggette alla fiscalità, alla previdenza, alla legislazione del lavoro, alle norma igienico sanitarie ecc ecc previsti per questo tipo di impresa. La stragrande maggioranza di chi si è avvicinato ai nostri uffici con l’intento di aprire un cosiddetto Home Restaurant, si riteneva, invece, libero dagli “impicci“ elencati prima.

Al momento, e a dispetto di quanto si legge saltuariamente, non esiste una normativa che disciplini lo svolgimento dell'attività di Home Restaurant o Home Food.

Questo non significa che non esista un dibattito sulla questione, anche in  Parlamento. Esiste infatti un disegno di legge (ddl S.1271 del 27/02/2014), non ancora discusso né approvato, che prevede:

  • L'utilizzo della propria struttura abitativa senza cambio di destinazione d’uso
  • Ai fini dell'esercizio dell'home food, il proprietario è tenuto a comunicare al comune competente l'inizio dell'attività, unitamente ad una relazione di asseveramento redatta da un tecnico abilitato;
  • Non è necessaria l'iscrizione al registro esercenti il commercio;
  • Il comune destinatario della comunicazione provvede ad effettuare apposito sopralluogo al fine di confermare l'idoneità della struttura abitativa all'esercizio dell'attività di home food;
  • All'attività di home food si applica il regime fiscale previsto dalla normativa vigente per le attività saltuarie.

Nel luglio 2015 è stata presentata una nuova proposta di legge. La proposta è simile a quella precedente del 2009 e 2014 ma prevede che il gestore consegua un certificato HACCP e inserisce una discriminante chiara ai fini della determinazione della saltuarietà dell'attività: 10.000 Euro di reddito.

Quindi al momento non esiste la possibilità di regolarizzare un’attività non prevista da leggi o regolamenti; bisognerà anche verificare l’opportunità di aprire una simile attività che creerebbe una situazione di evidente distorsione del mercato tra chi è soggetto a determinate e stringenti regole e tasse e invece chi, di fatto e sostanzialmente, può operare nel sommerso o quasi.

Perché CNA