Il distretto energetico ravennate

Un’eccellenza da difendere. A rischio centinaia di imprese artigiane

La storia industriale di Ravenna si lega al distretto energetico che, dagli anni ’50 del secolo scorso, si è sviluppato con l’intuizione e la determinazione di Enrico Mattei fino a diventare uno dei principali poli europei.

Nel 2014 il distretto contava quasi 7.000 addetti e un fatturato di circa 2 miliardi di euro. Le stime per il 2016 evidenziano il rischio di una contrazione di occupati del 27% pari a circa 2.450 addetti, e una perdita del 44% del fatturato con un indotto rappresentato da centinaia di imprese artigiane. Le motivazioni di questa situazione sono da ricercarsi nel crollo del prezzo del petrolio e nel blocco delle attività estrattive decretato dalla Legge di Stabilità.

Nel corso dei diversi incontri con le Istituzioni locali e regionali, sono stati evidenziati i rischi di disperdere decenni di competenze che, tra le altre cose, hanno portato le imprese locali a sviluppare tecnologie di assoluta avanguardia per la sicurezza e la compatibilità ambientale portando, nel tempo, un benessere diffuso nel nostro territorio.

Il Piano energetico regionale ha fissato obiettivi chiari, consapevoli che siamo in un momento di transizione tra un modello di approvvigionamento basato sulle energie fossili a quello totalmente green, ma ancora queste ultime non sono in grado di sostituire le prime. L’Italia importa energia per circa 9 mld di euro all’anno con la contraddizione di avere a disposizione ancora significative riserve di gas naturale (ben diverso dal petrolio): le più importanti in Europa, dopo quelle dei Paesi nordici che continuano a sfruttarle, così come inizia a fare la Croazia sfruttando gli stessi nostri giacimenti.

Siamo convinti che il rispetto per l’ambiente e lo sfruttamento dei giacimenti di idrocarburi non sempre sono in contrasto, il distretto emiliano-romagnolo ne è un esempio. Un futuro che utilizza sempre più le energie rinnovabili è la visione verso cui sono indirizzate tutte le politiche pubbliche. È necessario però gestire questa epoca di transizione che stiamo attraversando fino ad arrivare a un nuovo modello di approvvigionamento energetico basato esclusivamente sulle energie rinnovabili. Ed è quello che si sta portando avanti: sviluppo delle energie rinnovabili, efficientamento energetico e utilizzo delle riserve di gas naturale.

Condividiamo la posizione della Giunta regionale che ha rigettato la proposta referendaria che riteniamo uno strumento non idoneo a trattare una tematica così complessa così come il passato ci dovrebbe insegnare. Il rischio è quello di gettare a mare un settore industriale ad esclusivo vantaggio di Paesi a noi limitrofi; purtroppo la recente notizia di spostare in un altro Paese i 2 mld di euro di investimenti previsti in Italia da parte di una primaria compagnia energetica è solo un altro tassello negativo. In questo senso anche la CNA dell’Emilia-Romagna si è pronunciata a difesa delle imprese del settore.

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