Industria 4.0, non facciamoci sorprendere dalla quarta rivoluzione industriale

Industria 4.0

L’espressione “Industria 4.0” è stata usata per la prima volta alla Fiera di Hannover nel 2011 in Germania; poi è stata la volta di Usa e Danimarca (2012) e, a seguire Australia, Belgio (2013), Svezia, Regno Unito, Olanda (2014), Giappone, Corea del Sud, Cina, India, Canada, Francia. In Italia, il 30 giugno 2016, l’on. Lorenzo Basso, è stato relatore dell’indagine conoscitiva su “Industria 4.0” della Commissione Attività Produttive della Camera.

L’indagine conoscitiva citata, definisce Industria 4.0 in questi termini:
“… si intende oggi un paradigma industriale emergente, che determinerà una rivoluzione industriale paragonabile a quelle che si sono succedute negli ultimi tre secoli”.

Nel caso della “quarta rivoluzione industriale” non si ha una singola e rivoluzionaria tecnologia (es. il vapore o l’elettrificazione) ma, piuttosto, un insieme di tecnologie abilitanti che vengono ad aggregarsi grazie ad internet in modo sistemico in nuovi paradigmi produttivi che sottenderanno innovazioni di natura assai diversa, anche a seconda del settore: di processo, organizzative, di prodotto, e di modello di business. Pertanto, stiamo parlando di una rivoluzione in divenire. Industria 4.0 è il termine che più frequentemente di altri (smart manifacturing, industria del futuro, industria digitale, manifattura avanzata, industria intelligente, etc.) viene utilizzato per indicare una serie di rapide trasformazioni tecnologiche nella progettazione, produzione e distribuzione di sistemi e prodotti. In particolare, descrive l’organizzazione di processi produttivi basati sulla tecnologia e su dispositivi che comunicano tra di loro.

La manifattura rimane centrale alla produzione industriale, ma non va più considerata come una sequenza di passi e fasi separate ma come un flusso integrato immaterialmente grazie alle tecnologie digitali. Tutte le fasi sono gestite e influenzate dalle informazioni rilevate, comunicate e accumulate lungo tutta la catena, dalla progettazione all’utilizzo, al servizio post-vendita.

La Commissione Europea afferma che, pur essendo state assunte in diversi Paesi europei iniziative volte a favorire la digitalizzazione dell’industria e pur se sono le imprese a dover assumere un ruolo guida nell’adattamento alla realtà del mercato, è necessario un intervento “europeo” che definisca il quadro normativo e regolamentare comune, evitando il rischio di frammentare il mercato unico.

La stessa ha tracciato otto aree di intervento per promuovere lo sviluppo della quarta rivoluzione industriale:

  • favorire la crescita dimensionale delle imprese;
  • sostenere la nuova imprenditorialità innovativa;
  • definire protocolli standard e criteri di interoperabilità condivisi a livello europeo;
  • garantire la sicurezza delle reti e la tutela della privacy;
  • assicurare adeguate infrastrutture di rete;
  • diffondere le competenze per Industry 4.0;
  • canalizzare le risorse finanziarie.

Cinque sono i pilastri indicati nell’indagine della X Commissione, per attuare una strategia digitale italiana:

Governance: si tratta di un’architettura di governo pubblico-privata sul tema Industria 4.0 realizzando una cabina di regia a livello governativo. Fra gli attori, oltre alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, i Ministeri dello sviluppo economico, dell’istruzione dell’università e della ricerca, dell’economia e delle finanze, sono coinvolti l’Agenzia per l’Italia Digitale, rappresentanti di Enti locali e Regioni, Università e Centri di ricerca, Organizzazioni sindacali, il Mondo economico e imprenditoriale. Gli obiettivi sono quelli di far dialogare le parti in ottica di cross fertilization, di proporre la rimozione di eventuali vincoli normativi, di aumentare la domanda di innovazione pubblica e privata, di definire interventi a sostegno di settori abilitanti, di favorire il dialogo fra imprese e terzo settore e implementare un piano di comunicazione su Industria 4.0.

Infrastrutture abilitanti: occorre assicurare efficienza economica e maggiore sostenibilità ambientale attraverso la realizzazione di un piano banda ultralarga, lo sviluppo delle reti wireless e 5G, reti elettriche intelligenti, Digital Innovation Hubs (ovvero Centri di innovazione digitale ove le imprese lavorano a stretto contatto con altre aziende, Università, Istituti di ricerca e investitori) e cluster territoriali, Pubblica Amministrazione digitale e open data.

Competenze digitali: formazione ai soggetti che non studiano e non lavorano, formazione rivolta alle imprese con il coinvolgimento del middle management, formazione scolastica e post scolastica che punti alle competenze digitali. La rapidità delle trasformazioni e la rapida obsolescenza delle professioni, infatti, ha fatto emergere come la formazione, oltre a fornire una base culturale, deve essere indirizzata a “insegnare ad imparare”. Ciò riguarda sia la formazione scolastica sia la formazione postscolastica e specialistica proprio in considerazione dell’importanza di una continua capacità di stare al passo con trasformazioni, non solo tecnologiche, sempre più veloci.

Ricerca: si fonda su due elementi portanti. Il primo, il ruolo strategico delle Università per un sistema normativo di livello internazionale e una ricerca diffusa sul territorio; il secondo, la costituzione di grandi infrastrutture di ricerca scientifica e tecnologica orientate alla competizione internazionale. L’obiettivo è quello di generare e promuovere nel lungo periodo una cultura diffusa dell’innovazione, volano per la società e per il tessuto produttivo.

Innovazione open: favorire il Made in Italy rafforzando l’internazionalizzazione delle PMI, dotare le PMI di infrastrutture IT in grado di elaborare e utilizzare grandi quantità di dati, promuovere l’interoperabilità incoraggiando standard aperti, promuovere regole che evitino il lock in degli utenti: quelle pratiche, cioè che impediscono agli utilizzatori di disporre liberamente dei propri dati (ad esempio, trasferendoli su altre  piattaforme), misura spesso utilizzata per assicurare il controllo di una filiera all’azienda titolare di uno standard di fatto, ridurre i vincoli nazionali specifici, le barriere all’ingresso per startup e artigiani digitali, prevenire utilizzi discriminatori o illegali dei dati.

Di questi temi, degli impatti sul sistema delle PMI e delle azioni per non farci sorprendere dal cambiamento ne parleremo nei prossimi mesi con key-speaker e col contributo di alcuni imprenditori che hanno avviato progetti in ottica Industry 4.0.

Perché CNA