Patronato EPASA-CNA: speciale ISEE

Un’importante sentenza del Consiglio di Stato ha stabilito, in via definitiva, il principio, già affermato dal TAR del Lazio il 19 novembre 2014 che i trattamenti assistenziali, previdenziali e indennitari attribuiti alle persone con disabilità non debbano essere considerati “reddito disponibile” ai fini dell’ISEE.


Il 29 febbraio e stata resa nota la sentenza del Consiglio di Stato, pronunciata il 3 dicembre 2015, che dirime una questione di lunga durata sulla natura delle pensioni di invalidità e degli assegni di accompagnamento per persone con disabilità: essa è stata definita non reddituale dal massimo organo della giustizia amministrativa italiana.


Dal 2015, l’ISEE, ovvero l’indicatore economico equivalente, necessario alle persone con disabilità per ottenere l’assistenza, prevedeva l’inserimento di pensione di invalidità e indennità di accompagnamento nel computo del reddito, alla stessa stregua del guadagno prodotto mediante attività lavorativa o da un investimento.


La conseguenza più evidente di tale scelta politica, operata dall’Esecutivo Letta, ma appoggiata anche dal successivo Governo Renzi, consisteva nel fatto che molte persone con disabilità grave hanno visto crescere il “patrimonio” considerato ai fini del rilascio di prestazioni socio-assistenziali e sono stati considerati, in virtù dei contributi erogati, più “ricchi” rispetto ad analoghe situazioni familiari in cui non fosse presente un disabile.


Come conseguenza, dal 2015, le famiglie di persone con disabilità grave, in virtù di questa nuova condizione di “ricchezza”, hanno perso il diritto ad alcune prestazioni agevolate (come, ad esempio, gli affitti di edilizia residenziale popolare) o hanno dovuto versare contributi, anche molto consistenti, per la “compartecipazione” ai servizi sociali erogati da Comuni, nel caso di ricoveri in strutture.


Il TAR del Lazio già nel 2014 aveva valutato e affermato l’iniquità insita nella nuova norma dell’ISEE. Contro la sentenza sfavorevole, il Governo Renzi si è appellato al Consiglio di Stato il quale ha stabilito, in via definitiva, il principio, già affermato dal TAR del Lazio il 19 novembre 2014, ovvero che i trattamenti assistenziali, previdenziali e indennitari attribuiti alle persone con disabilità non debbano essere considerati “reddito disponibile” ai fini dell’ISEE.


È importante che sia stato posto il principio che le persone con disabilità non percepiscono un trattamento economico paragonabile, nemmeno in via teorica, ad altri, ma un sostegno fondamentale da parte dello Stato, intrinsecamente connesso alla propria condizione.


Le prestazioni economiche di welfare per la disabilità, pertanto, appaiono dotate di una propria specificità e non commensurabile ad altri tipi di prestazioni socio-assistenziali. E’ un’attestazione importante, che esclude dal novero di una spesso invocata spending review, le già insufficienti risorse che servono a garantire i diritti minimi di cittadinanza per le persone con disabilità.


Una volta affermato il principio della specificità del diritto delle persone con disabilità a questo tipo di prestazione, riteniamo che ci siano ancora spazi molto ampi per immaginare nuove e migliori politiche di welfare per questi cittadini.


L’iter in corso della legge sul “dopo di noi” sembra aprire un primo scenario, anche se condizionato da un’insufficiente dotazione di risorse economiche per progettare un sistema così vasto e complesso.

Perché CNA