Riforma della contrattazione e delle relazioni sindacali. Sottoscritto un importante Accordo Interconfederale sulle Linee guida

Alla fine del 2016 la CNA nazionale ha sottoscritto tre rilevanti Accordi Interconfederali, sui temi della riforma degli assetti contrattuali e delle relazioni sindacali, della rappresentanza e della detassazione dei premi di produttività; un evento importante per tutto il sistema di rappresentanza dell’artigianato e della piccola impresa.
Ci concentriamo oggi sulle Linee guida per la riforma degli assetti contrattuali e delle relazioni sindacali.

Questa riforma si comprende riflettendo sull’attuale contesto, caratterizzato da un unico mercato globale nel quale si alternano con frequenza crisi e timidi segnali di ripresa, generando profondi mutamenti nei modi di interpretare i sistemi economici in evoluzione.

L’obiettivo dell’Accordo è quello di sostenere la vita delle piccole imprese e dell’artigianato, promuovere il valore del lavoro come risorsa strategica, favorire la crescita professionale e la partecipazione dei lavoratori per il miglioramento dei processi, dei prodotti e dei servizi.

Si muovono in questo contesto le intenzioni delle Parti Sociali di voler sostenere le imprese nell’ambito dell’utilizzo dei Fondi Strutturali Europei e di voler utilizzare sinergicamente politiche attive e passive, al fine di dotare il mondo delle piccole imprese e dell’artigianato di strumenti flessibili, veloci e utili, sia per le imprese che per i lavoratori.

Di seguito i principali contenuti delle “Linee Guida”.

  • Dare piena soluzione alla rappresentanza delle piccole imprese fino a 49 dipendenti, in aggiunta a quanto già previsto per le imprese artigiane.
  • Accorpare i 9 CCNL d’area oggi esistenti in 4 macro aree (Manifatturiero, Servizi, Edilizia, Autotrasporto), per poter in seguito consentire che l’avvio del ciclo di rinnovo dei CCNL avvenga sulla base del nuovo assetto delle aree contrattuali.
  • Confermare i due livelli di contrattazione inscindibili tra loro:
    - quello nazionale, che ha la funzione di garantire la certezza dei trattamenti economici e normativi comuni per tutti i lavoratori impiegati nel territorio nazionale. In particolare, tale livello ha competenza esclusiva in tema di diritti sindacali, inquadramento, bilateralità nazionale e salario contrattuale nazionale.
    - quello territoriale - anche aziendale - che, modificando in parte quanto previsto a livello nazionale, può regolare in modo più efficace quanto necessario per rispondere alle esigenze delle imprese e dei lavoratori.
  • Modificare la durata dei contratti passando da tre a quattro anni di vigenza, durante la quale non è previsto alcun riallineamento economico.
  • Prevedere che l’orario di lavoro possa essere modificato anche al secondo livello negoziale.

Il nuovo modello attribuisce alle Parti Sociali - a tutti i livelli – attraverso le relazioni sindacali e la contrattazione, un ruolo rilevante nel determinare le dinamiche della produttività dei settori rappresentati, nella gestione ordinata dei rapporti di lavoro, compresa la possibilità di sancire i livelli prestazionali di welfare che non tutte le imprese, prese singolarmente, potrebbero garantire.

Viene altresì confermata la volontà di rafforzare e migliorare il sistema della bilateralità su materie quali ammortizzatori sociali, formazione continua, welfare e sanità integrativa, salute e sicurezza. Un quadro di riferimento che offre, dunque, nuovi spazi par la contrattazione collettiva ai vari livelli.

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