Riqualificazione energetica su parti comuni di condominio

condominio

Con la Legge di Stabilità 2016 è stata prorogata, per un altro anno, la possibilità, in capo ai contribuenti interessati, di fruire della detrazione del 65% sulle spese sostenute per gli interventi di riqualificazione energetica di edifici. Con lo stesso provvedimento è stata poi prevista una particolare modalità di fruizione sulle quote di spese sostenute dai condomini su parti comuni di condominio quando gli stessi risultano essere soggetti rientranti nella cosiddetta “no tax area” IRPEF e non avrebbero la possibilità materiale di sfruttare la detrazione.


È prevista, infatti, la possibilità in capo ai soggetti cd “incapienti” di chiedere la trasformazione della detrazione in un credito d’imposta da cedere ai fornitori che, accettando la richiesta, non saranno tenuti a incassare la somma corrispondente e saranno poi autorizzati a sfruttare in compensazione il credito d’imposta acquisito, in 10 quote costanti annuali.


In breve, i soggetti interessati sarebbero quei contribuenti che l’anno precedente (2015) a quello di sostenimento delle spese (2016), hanno prodotto redditi esclusi dalla imposizione ai fini dell’IRPEF, ovvero:

  • i titolari solo di redditi di pensione di importo non superiore a 7.500 euro, di redditi di terreni per un importo non superiore a 185,92 euro e del reddito dell’unità immobiliare adibita ad abitazione principale e delle relative pertinenze;
  • i titolari di un reddito complessivo non superiore a 8.000 euro a cui concorrono i redditi di lavoro dipendente e alcune tipologie di redditi assimilati, tra i quali le borse di studio, i redditi derivanti da rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, i premi e i sussidi corrisposti per fini di studio o addestramento professionale, le prestazioni pensionistiche erogate dalle forme di previdenza complementare (non altre tipologie di pensioni) ad esclusione dei redditi derivanti;
  • i titolari di un reddito complessivo di 4.800 euro alla cui formazione concorrono altri redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente quali i compensi per attività libero professionale intramurale svolta dal personale dipendente del SSN, i gettoni di presenza e gli altri compensi corrisposti dallo Stato, dalle Regioni, dalle Province e dai Comuni per l’esercizio di pubbliche funzioni, le indennità corrisposte per cariche elettive e/o altri redditi quali quelli ottenuti per lo svolgimento di attività abituale di lavoro autonomo, i redditi derivanti dall’esercizio di attività d’impresa minore in contabilità semplificata, i redditi derivanti da attività commerciali e di lavoro autonomo svolte occasionalmente.

Questi, con specifica comunicazione al condominio o in sede di assemblea condominiale di approvazione degli interventi di riqualificazione energetica, possono esprimere la volontà di cedere il credito.


Il condominio, a sua volta, girerà la richiesta ai suddetti fornitori i quali potranno accettare, in forma scritta, la richiesta di acquisire lo stesso credito a parziale pagamento del corrispettivo spettante (quindi non si tratta di un obbligo, ma di una possibilità). Nel caso in cui i fornitori accettassero l’acquisizione del credito, sulle spese relative al 2016, il condominio sarà tenuto ad inviare, telematicamente, una apposita comunicazione all’Agenzia delle Entrate, entro il 31/3/2017 dalla quale dovranno risultare: il totale della spesa sostenuta per  gli interventi sulle parti comuni, l’elenco dei bonifici effettuati per il pagamento di quanto dovuto ai fornitori, il codice fiscale dei condomini che hanno ceduto la detrazione spettante sotto forma di credito d’imposta, il codice fiscale dei fornitori che hanno acquisito il credito e l’ammontare totale del credito acquisito da ciascuno di essi.


A partire dal 10/4/2017 i fornitori potranno poi cominciare a utilizzare in compensazione, all’interno di F24 telematici, tali crediti (utilizzando un codice tributo non ancora istituito) in 10 quote annuali di pari importo. Le eventuali eccedenze di credito non utilizzate potranno essere impiegate negli anni successivi ma non potranno mai essere chieste a rimborso.


Quanto riportato sopra può riguardare anche la detrazione scaturente da spese sostenute nel 2016 per opere su parti comuni di condominio iniziate in anni precedenti.


La norma, così come è stata riportata in Gazzetta Ufficiale, rischia di avere scarsa applicazione pratica in quanto sono molti i condomini incapienti che non hanno comunque le risorse economiche per coprire la parte di spesa non scontata con la cessione del credito. In aggiunta, l’assemblea condominiale potrebbe non avere risorse finanziarie sufficienti per deliberare le opere, mentre le imprese esecutrici i lavori potrebbero avere un’alta percentuale di crediti acquisiti da recuperare in 10 anni, che potrebbero metterle in difficoltà dal punto di vista finanziario.


Per stimolare l’attività di riqualificazione edilizia nell’ambito condominiale sarebbe, quindi, indispensabile non limitare questa possibilità di cessione della detrazione, sotto forma di credito d’imposta, ai soli interventi 2016, ma sarebbe utile permettere tale operazione sugli interventi di riqualificazione energetica e anche di recupero edilizio sulle parti comuni di condominio da eseguirsi nei prossimi anni.


Infine, per non appesantire ulteriormente l’attività finanziaria dei fornitori di beni e servizi per l’esecuzione delle opere, sarebbe necessario che ai condòmini incapienti, ma anche agli altri che non dispongono di tutti i fondi per coprire le spese di loro spettanza, venisse consentito, per legge, di cedere il credito agli Istituti bancari o alle Poste che saranno a loro volta tenuti a pagare gli esecutori delle opere recuperando poi il credito in F24.


La CNA chiede, al riguardo, che il legislatore intervenga nuovamente su tale provvedimento e lo renda sempre più appetibile e fruibile senza creare problemi alle imprese che eseguono i lavori.

Perché CNA