Servizi di estetica in farmacia senza i requisiti previsti? Un secco no dalla CNA a tutela della categoria

E’ in corso di discussione all’interno dell’Assemblea legislativa regionale il progetto di legge sull’organizzazione degli esercizi farmaceutici. Alcuni punti ci trovano in netto disaccordo e, nei giorni scorsi - in audizione presso la competente Commissione Regionale – la CNA ha ribadito le forti criticità evidenziate in merito alla formulazione proposta del titolo IV (art. 16) di cui al citato progetto di legge. 


L’allargamento a possibili servizi - di carattere sanitario e non sanitario - da parte dei titolari di esercizi farmaceutici, può, infatti, avvenire alle sole condizioni di pari dignità e adempimenti previsti per altre realtà di impresa operanti sui medesimi segmenti di attività rientranti nella proposta di cui al titolo IV e, quindi, già in essere per le strutture sanitarie e socio-sanitarie e per le imprese dei servizi alla persona quali centri di estetica, saloni di acconciatura e attività di tatuaggio e piercing.

Con riferimento alle prestazioni non sanitarie riconducibili, quindi, all’area dei servizi alla persona, prevalentemente esercitati da imprese artigiane così come previsto dalle rispettive leggi nazionali e regolamentato nei provvedimenti locali per l’estetista, l’acconciatore, il tatuatore e il piercer, vogliamo puntualizzare come l’attuale mercato veda non tanto le piccole farmacie rurali offrire tali prestazioni ma farmacie medio/grandi con propria capacità di investimento che, quindi, non vedono minacciata la propria esistenza. Queste ultime, con modalità totalmente illegittime: prestazioni erogate senza l’estetista, prestazioni erogate con estetista ma senza il responsabile tecnico, prestazioni erogate in aree e superfici senza specifica autorizzazione, prestazioni erogate alternando sulla medesima poltrona professionisti sanitari e operatori dei servizi alla persona senza alcuna garanzia per la salute e la trasmissione di infezioni, e via dicendo, fanno concorrenza alle imprese regolarmente autorizzate ma in forte crisi a causa della ormai nota contrazione della domanda.

Valutando, pertanto, la difficoltà delle farmacie a rientrare negli obblighi esistenti per le imprese di servizio alla persona come, ad esempio, la presenza di un responsabile tecnico per tutto il tempo di apertura della farmacia e considerando che la titolarità di tali servizi non aiuterebbe le farmacie, oggi in difficoltà, giacché non saranno queste a fare investimenti, abbiamo valutato come possibilità quella dell’apertura di unità locali e/o filiali delle imprese di servizio alla persona presso i locali della farmacia. Le farmacie più grandi, con la loro capacità di investimento, potranno offrire spazi e aree attrezzate, affittandole a imprese di servizio, mentre quelle piccole senza capacità di investimento, potranno ospitare imprese di estetica che entreranno con proprio personale e attrezzature in aree idonee presso la farmacia, rendendo possibile anche a queste l’erogazione di servizi alla persona.

Ciò premesso, riteniamo che le modifiche proposte abbiano l’intento di non censurare l’apertura delle farmacie ad altri servizi, ma di creare condizioni di esercizio non sperequative rispetto gli esercenti in attività e proponendo soluzioni praticabili e abbordabili a tutte le tipologie di esercizi. 

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