Un territorio aperto e innovatore: a colloquio con Nadia Carboni, nuovo dirigente dell'Unione dei Comuni della Bassa Romagna

Nadia Carboni, politologa votata all’analisi dell’amministrazione pubblica e delle politiche pubbliche (dalla sanità al turismo, passando per le politiche di sviluppo locale), con un master in gestione di impresa, è stata ricercatore e docente presso l’Università di Bologna, dove ha insegnato Organizzazione Aziendale e Scienza dell’Amministrazione. Vanta innumerevoli esperienze di attività di consulenza per la Pubblica Amministrazione sia in Italia che all’estero.

Tra le altre, ha lavorato come project manager per la candidatura di Ravenna a Capitale Europea della Cultura 2019 e in qualità di consulente internazionale alla candidatura di Limerick (Irlanda) a Capitale Europea della Cultura 2020.

Questo, in estrema sintesi, il profilo di Nadia Carboni, nuovo dirigente apicale in forza all’Unione dei Comuni della Bassa Romagna da pochissimi giorni. Da tempo la CNA auspicava la necessità che la Pubblica  Amministrazione di questo territorio si dotasse di competenze importanti con un profilo professionale dotato di esperienze di carattere “economico e manageriale” anche a livello internazionale, in sostanza con una spiccata esperienza nella costruzione e gestione di progetti di promozione e valorizzazione delle risorse del territorio.

Dottoressa Carboni, come vede la Bassa Romagna?
Innanzitutto è un territorio interessante dal punto di vista logistico, una terra di mezzo, baricentrica rispetto all’asse della Via Emilia, la costa e Ravenna con il porto. In sostanza una collocazione favorevole per attrarre investimenti dall’esterno. In questa prima fase ho intenzione di raccogliere una serie di dati che mi permettano di effettuare un’analisi e un monitoraggio completo del territorio e delle sua potenzialità. In accordo con la Giunta dell’Unione dei Comuni agiremo nella direzione di rafforzarne l’identità, attraverso una maggiore caratterizzazione delle sue eccellenze, produttivo-manifatturiere, culturali, turistiche, enogastronomiche, commerciali, ecc. Questa linea politica, ritengo sia una condizione imprescindibile per creare un clima di maggiore appartenenza e fiducia dei cittadini nelle potenzialità che può esprimere questa terra, per costruire progetti e azioni di sviluppo locale in modo sinergico e sistemico.

Se questa è la strategia di fondo, con quale modalità si intende agire?
È assolutamente necessario definire con chiarezza gli obiettivi da raggiungere, declinandoli in azioni concrete che abbiano ricadute sul territorio sia nell’immediato che nel lungo termine: rendere maggiormente attrattivo il territorio significa non solo stimolare gli investimenti dall’esterno ma anche all’interno, intercettando capitali pubblici e privati, e facendo lavorare insieme gli attori del territorio in un’ottica di co-progettazione e co-produzione. Oggi non basta più fare rete, ma è necessario creare delle comunità che attraverso le relazioni, potenziate dall’utilizzo delle tecnologie, partecipano, progettano, e generano insieme valore.
E per creare comunità che aumentino il capitale di fiducia oltre a quello produttivo, un ruolo fondamentale deve essere giocato dalla Pubblica Amministrazione. Gli Enti Locali, nel nostro caso l’Unione, hanno l’importante compito di fungere da piattaforma facilitante e abilitante al cambiamento, ad esempio attraverso l’attivazione di un percorso di condivisione e partecipazione di tutti i soggetti sociali, economici, culturali disponibili a collaborare per il raggiungimento di obiettivi comuni.
Deve essere una modalità molto concreta, dobbiamo aprirci e innovare, attingendo da altre esperienze progettuali di successo in ambito nazionale e internazionale, ma anche sperimentando, facendo leva sulle potenzialità del territorio. Se oggi è prematuro indicare progetti specifici, anche se qualche idea bolle in pentola, è anche vero che non partiamo dal nulla: questo territorio esprime già esperienze eccellenti e contenuti importanti sia in campo produttivo che culturale, dobbiamo avere ora l’ambizione di tradurre e promuovere queste risorse in progetti di più ampio respiro in grado di generare ricadute misurabili sul territorio da un punto di vista economico e sociale.”

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