Margini, demografia ed export sotto osservazione. Più esposte micro e piccole imprese
Ravenna si conferma provincia ad alto benessere. Nel 2025 il PIL per abitante ha toccato 40.108 euro (30° su 107 province), il reddito disponibile 26.536 euro (21°) e il tasso di disoccupazione si ferma al 4,1%, meglio della media nazionale (6,1%). Il vantaggio storico, tuttavia, si assottiglia: tra il 2010 e il 2025 il valore aggiunto per abitante è cresciuto dell’8,3%, contro l’11,2% dell’Italia, e le previsioni per il 2026-2027 indicano una crescita quasi ferma, attorno allo 0,2% l’anno.
È il primo segnale di un quadro che l’incrocio di quattro fonti – Atlante Unioncamere, Osservatorio TrendER di CNA Emilia-Romagna, la survey su costruzioni e impiantistica di CNA Ravenna e i dati sul credito – restituisce con nettezza: i fondamentali reggono, ma la congiuntura si è raffreddata su più fronti insieme, specie per le micro e piccole imprese.
Il manifatturiero, dopo un timido recupero nel 2025, torna negativo nel primo trimestre 2026 (-0,7%), in peggioramento progressivo. Le costruzioni, dopo due anni di crescita sull’onda degli incentivi edilizi, calano dello 0,3%; il panel di imprese TrendER mostra un’attenuazione della flessione (-2,1%, la migliore di cinque trimestri), non ancora una vera inversione. Il dato più critico è l’artigianato, con fatturato a -4,1% e una perdita di unità locali e addetti già nel 2025. Anche i servizi, unico comparto a sostenere la crescita nel 2025, si sono fermati a inizio 2026 (-0,1%) dopo due trimestri molto positivi.
Il problema più trasversale riguarda però i margini: le retribuzioni crescono in ogni trimestre osservato (+9% nel primo 2026), i costi delle materie prime e dell’energia aumentano, mentre i ricavi restano fermi o calano: una forbice che stringe la redditività delle imprese. Gli investimenti, dove misurabili, calano in maniera decisa. Infine, il modello di rischio MORE conferma la fragilità delle imprese: il 38% delle imprese ravennati è “vulnerabile” e un ulteriore 8% è esposto a rischio di default, con punte nell’alloggio-ristorazione (16%, 28% per i soli alberghi).
Export e turismo restano pilastri, ma il primo trimestre 2026 chiede attenzione anche sul fronte estero: dopo il +3,5% dell’intero 2025, le esportazioni tornano indietro rispetto allo stesso trimestre dell’anno scorso (-7,9%), frenate soprattutto dalla chimica (-25,0%, primo settore per quota) e dai mezzi di trasporto (-24,7%), mentre tengono agricoltura (+39,5%) ed elettronica (+12,3%); pesa inoltre il nuovo crollo dell’export verso gli Stati Uniti (-32,2%), che non si è ancora ripreso dal calo del 2025, mentre la Germania, primo mercato, tiene bene (+8,1%). Il turismo, invece, dopo un 2025 da record (7,24 milioni di presenze, +9,2%), apre il 2026 con arrivi e presenze in calo nei primi quattro mesi: la destagionalizzazione resta un obiettivo, non un risultato.
La survey CNA su costruzioni e impiantistica conferma dal basso questi segnali: un’edilizia piccola, legata al cliente privato e piuttosto pessimista (quasi un’impresa su due prevede un calo di fatturato) e un’impiantistica più strutturata ma frenata dalla carenza di manodopera. Sul credito, il quadro migliora ma a due velocità, con piccole imprese e costruzioni più indietro rispetto al resto.
Sullo sfondo, la sfida più strutturale è quella demografica: la popolazione resterà stabile fino al 2050 solo grazie ai flussi migratori (esteri e nazionali), mentre quella in età lavorativa si ridurrà di quasi il 12%, con un indice di vecchiaia che salirà a 300 anziani ogni 100 bambini.
Da questo quadro nascono le proposte di CNA Ravenna, che chiede alle Istituzioni un cambio di passo: stabilizzare e allargare gli incentivi per innovazione, digitalizzazione ed efficientamento energetico, con premialità per le micro e piccole imprese; sostenere reti e aggregazioni contro la frammentazione del tessuto produttivo (il 95% delle imprese ravennati ha meno di 10 dipendenti); introdurre clausole di revisione prezzi nelle commesse pubbliche per alleggerire la stretta sui margini; investire su orientamento scolastico, ITS e apprendistato contro la carenza di manodopera; costruire politiche di accoglienza e attrazione di lavoratori per affrontare la sfida demografica; garantire, per costruzioni e impiantistica, stabilità pluriennale degli incentivi e un accesso al credito più semplice per le micro imprese. Il messaggio di fondo è chiaro: il territorio è solido, ma serve più dinamismo: non ci si può più permettere di dare per scontata la resilienza dell’economia locale.
Scarica qui la nota di sintesi del Rapporto TrendRA >>
Consulta qui la versione integrale di TrendRA >>

















