L’associazione chiede un confronto ampio tra istituzioni e mondo associativo per conciliare sicurezza del territorio e sviluppo economico

Per secoli il territorio emiliano-romagnolo è stato modellato dall’intervento umano: le acque sono state regimate, le colline riplasmate e le aree produttive strutturate in funzione di una costante convivenza con i fenomeni naturali. Un lavoro lungo, che ha reso questo territorio una delle realtà più dinamiche del Paese, contribuendo in modo determinante alla crescita del PIL italiano.

Negli ultimi anni, tuttavia, la percezione della fragilità del territorio è profondamente cambiata. Eventi meteorologici sempre più intensi hanno messo in evidenza la necessità di un approccio diverso rispetto al passato, capace di prevenire i rischi ambientali e garantire una prospettiva di sviluppo realmente sostenibile.

In questo contesto si inserisce “il progetto di Variante al PAI (Piano Assetto Idrogeologico) del bacino idrografico del fiume Po per l’estensione ai bacini idrografici del Reno, dei fiumi Romagnoli, del Conca Marecchia e al bacino del Fissero, Tartaro, Canalbianco” lo strumento di pianificazione idrogeologica che mira a ridurre la vulnerabilità del bacino padano. Una proposta che, pur affrontando questioni centrali per la sicurezza del territorio, solleva preoccupazioni nel sistema economico romagnolo. Il rischio percepito dalle imprese è quello di un irrigidimento normativo che potrebbe rallentare nuovi investimenti, incidendo negativamente anche sull’attuazione delle Zone Logistiche Semplificate, uno dei principali motori dello sviluppo regionale.

Per questa ragione CNA Ravenna – afferma il Presidente Matteo Leoni – evidenzia la necessità di una concertazione ampia e concreta tra tutti i livelli istituzionali: dal Ministero competente, da cui dipende l’Autorità di bacino del Po’, fino alla Regione, ai Comuni e alle associazioni imprenditoriali. Solo un confronto costante – è la convinzione dell’associazione – può portare a un equilibrio efficace tra tutela ambientale e continuità economica.

Uno dei punti ritenuti cruciali è la differenziazione delle norme: non tutte le aree sono state colpite con la stessa intensità dagli eventi calamitosi e, per CNA, è necessario tenere conto delle peculiarità locali e degli interventi già messi in atto dalle imprese per aumentare la propria resilienza. L’associazione chiede inoltre che questi investimenti vengano valorizzati e sostenuti.

La nuova variante al PAI, comprensiva di singole tavole e cartografia, rappresenta un’ipotesi di interventi e di vincoli sui quali Istituzioni e Associazioni di impresa è necessario attivino un confronto per contestualizzarli nei singoli territori in base agli eventi calamitosi che li hanno caratterizzati.

CNA Ravenna ha già avviato un dialogo con le istituzioni per rappresentare le esigenze dell’artigianato e delle piccole e medie imprese, e ha già sensibilizzato le imprese a verificare quanto prima la propria situazione per presentare eventuali osservazioni nei tempi previsti.