Variante al PAI PO: necessario un dialogo con tutti i soggetti coinvolti
CNA Ravenna chiede un confronto continuo e costruttivo con l’Autorità di bacino e tutte le Istituzioni coinvolte
Il territorio della provincia di Ravenna, caratterizzato da vaste aree sotto il livello del mare e da una complessa rete di canali, oltre a un’area collinare molto fragile da attenzionare in modo particolare e dalla quale occorre partire per progettare le opere di mitigazione dei rischi geologici e idraulici, guarda con attenzione alla proposta di Variante al PAI Po. Le imprese ravennati temono infatti che le nuove norme possano irrigidire le procedure, rallentare investimenti già programmati e incidere sullo sviluppo del territorio e delle Zone Logistiche Semplificate, considerate strategiche per la crescita regionale.
CNA Ravenna chiede una concertazione ampia tra Ministero, Autorità di Bacino del Po, Regione, Comuni e Associazioni imprenditoriali, per definire un equilibrio tra sicurezza idraulica e continuità economica. Secondo l’associazione, è necessario differenziare le norme sulla base dell’effettiva intensità degli eventi calamitosi nei diversi territori e riconoscere le misure di protezione passiva già adottate dalle imprese, come arginature o paratie. Un altro nodo centrale riguarda la corretta informazione alle comunità locali: occorre spiegare metodi, previsioni e opere previste, così da garantire trasparenza e consapevolezza. CNA sollecita, inoltre, una fase transitoria che preceda l’applicazione delle nuove regole, per evitare blocchi nell’attività urbanistica. A questo proposito si valuta positivamente la proroga del termine per presentare le osservazioni dal 30 marzo al 31 maggio 2026. Fondamentale anche verificare la coerenza tra i nuovi tiranti idraulici elaborati da ADBPO e quelli finora utilizzati dai Comuni, così da non paralizzare espansioni e interventi in programma. Difficile, al momento, stimare gli impatti economici della variante: le aree coinvolte sono vaste e comprendono numerosi contesti produttivi e urbani.
L’associazione chiede quindi tempi rapidi per fornire agli uffici tecnici comunali gli strumenti necessari a rispondere alle imprese che stanno pianificando nuovi investimenti. “Un sistema che investe è un pilastro di coesione sociale”, sottolinea CNA. Tra i punti più critici, la previsione del limite inderogabile di inizio lavori per evitare le misure di salvaguardia: un meccanismo che rischia di penalizzare chi ha già affrontato lunghi iter autorizzativi. CNA richiama infine l’attenzione sul tema degli indennizzi, che devono essere certi e rapidi, e sulla necessità di sostenere cittadini e imprese nella realizzazione delle opere di mitigazione, considerate essenziali per costruire un territorio più resiliente.